Carne, grassi, uova, pesce, allevamenti innaturali

La carne è un veleno

Che la carne non sia affatto un alimento per l’uomo l’abbiamo già appurato, ma andiamo adesso ad analizzare più da vicino ciò che accade nel nostro organismo se ingeriamo carne.C’è da premettere che difficilmente un uomo in condizioni normali, nutritive e psichiche, riesce ad uccidere volontariamente un animale. Ancora più difficilmente può riuscire a dilaniarlo e a cibarsi delle sue carni crude. Invito chiunque a portare alla bocca un pezzo di fettina, bistecca o petto di pollo crudo senza vomitare. Il solo odore dovrebbe spingervi istintivamente (la Natura non lascia mai nulla al caso!) a non avvicinarla alla bocca, e se lo fate vi verrà indubbiamente un conato di vomito appena la carne cruda sfiora la lingua. Questo accade perché il nostro corpo, non essendo strutturato per alimentarsi con la carne, istintivamente la rifiuta a priori. Ci penserà poi l’”educazione” a mettere da parte l’istinto. Dunque l’uomo, per poter mandar giù la carne è costretto cuocerla o cucinarla. Cuoce la carne fin quando una grossa fetta del suo povero contenuto viene perduto e il suo aspetto ed il suo sapore cambiano, diventando meno orripilanti e disgustosi. La cucina invece lavora la carne in modo più massiccio, aromatizzandola e camuffandola nell’aspetto e nel sapore, fin quando ricorda ben poco l’animale. Da qui il famoso “magio la carne perché è buona!”. No, la carne fa schifo sempre e comunque, sono gli aromi, le spezie ed i metodi di cottura ad ingannare drammaticamente il suo palato. Ciò che accade durante la cottura è che la carne, alimento già povero e totalmente privo enzimi, vitamine e minerali utili, s’impoverisce ulteriormente, in quanto già a 60°C tutte le proteine si coagulano alterando irreversibilmente la loro struttura, diventando inutilizzabili. Non solo! A 100°C buona parte degli aminoacidi vengono distrutti, tra cui gli aminoacidi essenziali lisina, metionina e triptofano. Ne deriva dunque che la parte proteica che sopravvive alla cottura sarà comunque fortemente compromessa, andando a complicare ulteriormente il già complicato processo digestivo. Oltre a ciò, la cottura sviluppa nella carne dei prodotti chimici reattivi chiamati amine eterocicliche (Has), che possono aumentare il rischio di cancro al colon, mammella, prostata e pancreas (le forme cancerose più diffuse negli ultimi 60 anni).Ribadisco spesso quanto la carne sia un alimento povero oltre che inadeguato. Dovete sapere che i carnivori o gli onnivori, riescono a trarre il nutrimento necessario divorando in modo completo le carcasse delle loro prede: muscoli, ossa, sangue, etc. Se l’uomo fosse dunque carnivoro, la sua alimentazione sarebbe comunque inadeguata, poiché avrebbe bisogno anche lui di mangiare la preda cruda e integralmente. Solo in questo modo potrebbe rendere la carne un alimento meno povero.Tornando alla digestione, come abbiamo già discusso in post precedenti, la carne incontra la putrefazione iniziando a sviluppare i suoi letali veleni (acido urico, cadaverina, putrescina, ptomaine, scatòlo, etc.) che faranno pessima compagnia al nostro organismo per le successive 48 ore dall’entrata della carne nell’intestino. La carne non sviluppa solo i veleni da putrefazione, ma se ne porta dietro anche degli altri direttamente dall’animale ucciso. La carne veicola i farmaci che sono somministrati all’animale, i vaccini, gli antibiotici, i cortisonici, gli ormoni, gli anemizzanti e tutte le altre sostanze con cui l’animale viene “trattato” durante la sua “vita” in modo da crescere in modo adeguato secondo quelle che sono le richieste del mercato. Oltre ai composti che l’animale assume per via esogena, la carne trasporta anche i composti sviluppati dall’animale prima di morire. Si parla principalmente di tutti gli ormoni da stress che l’animale secerne nel momento in cui prende coscienza che il macellaio lo sta ammazzando e l’urina, che l’animale espelle o prima di morire, quando letteralmente se la fa addosso (appeso peraltro a testa in giù e con il ventre già dilaniato e fumante…) o pochi istanti dopo la morte, prima che le viscere gli vengano asportate. Oltre a ciò vi sono anche le malattie dell’animale veicolate dalla carne. L’alimentazione inadeguata e le scarse condizioni psico-fisiche in cui l’animale viene costretto a crescere finiscono spesso per sviluppare alcune malattie trascurabili dall’industria del macello. Tutto ciò, intatto o alterato da tempo e cotture, viene assorbito dal nostro organismo, che spesso si ammala a sua volta, fisicamente e/o psichicamente.L’incredibile ambiente acido causato dall’eccesso di proteine che si sviluppa nello stomaco dev’essere combattuto dal nostro organismo, il cui sangue è debolmente alcalino, con un pH che può oscillare tra 7,35 e 7,45 (7,30 o 7,50 equivalgono a morte immediata!), quindi l’organismo è costretto a “smontare” le ossa utilizzando i suoi minerali come sostanza tampone per poter ristabilire il pH corretto. Il primo minerale che viene smontato è il calcio, seguito da altri minerali come potassio, sodio, etc. Viene da sé che l’utilizzo eccessivo di alimenti iperproteici (carne, latte, uova) è tra le cause primarie dell’osteoporosi. Per cui, se il vostro medico vi dice di bere tanto latte e mangiare tanto formaggio per rafforzare le ossa o la pubblicità vi dice di comprare il latte con aggiunta di calcio o lo yogurt delle donne a cui piace il calcio, sappiate che vi stanno prendendo entrambi per il culo! È come consigliare le sigarette per aumentare la capacità polmonare. L’unico calcio che possiamo utilizzare con successo è quello organico disponibile, ad esempio, nelle verdure a foglia verde e carnosa come la lattuga.Un’abitudine diffusa è quella di abbinare sovente la carne con il pane o con altri cibi amidacei (pasta, patate, etc.), in modo da coprire il gusto poco piacevole. Questo abbinamento (parleremo delle combinazioni alimentari in un altro post) è assolutamente sconsigliato. La carne è un composto proteico e come tale può essere digerito solo in presenza dell’enzima pepsina in sinergia con un’abbondante secrezione di acido cloridrico, quindi richiede un ambiente fortemente acido. Il pane è un composto amidaceo e può essere digerito grazie al lavoro dell’enzima amilasi, che richiede un ambiente gastrico alcalino. L’enzima amilasi non tollera l’acidità e viene distrutto in 60 secondi. Lascio a voi comprendere la faticaccia che compie il tratto digerente e la sorte che spetta agli alimenti ingeriti, i quali vengono assorbiti poco e molto male!Spiegati adesso i molteplici e subdoli modi in cui la carne ci avvelena e ci fa ammalare, dobbiamo aggiungere che la carne si comporta da stimolante nei confronti del nostro organismo. Lo stimolante è una sostanza tossica (caffè/caffeina, tabacco/nicotina, cioccolato/teobromina, cocaina, etc.) che entrando in contatto con il nostro organismo viene immediatamente riconosciuta come tale. L’organismo si ritrova in una situazione di emergenza, in quanto la ritenzione libera nel flusso ematico di queste sostanze potrebbe condurre facilmente alla morte, e si ritrova dunque costretto ad attingere energia nervosa per far fronte all’emergenza ed eliminare le sostanze tossiche quanto prima. Questa inutile corsa alla nostre riserve energetiche ci illude d’avere più energia a disposizione. Questa energia non è derivata dal cibo, in quanto ne la carne e ne le altre sostanze citate contengono glucidi, ma dal temporaneo surplus energetico utilizzato per far fronte all’emergenza. Quando l’emergenza viene arginata, seguirà un periodo di depressione o forte irritabilità. Durante questo periodo, quel che il nostro organismo cerca di fare è recuperare le energie nervose spese per fronteggiare l’emergenza. Questa condizione di recupero non può avvenire in coloro che quotidianamente si nutrono di alimenti iperproteici, i quali si ritrovano sempre in stato d’emergenza e sempre più privi di energie. Questi soggetti sono facilmente riconoscibili in quanto tendono sempre alla depressione o sono facilmente irritabili e spesso violenti, verbalmente o fisicamente. L’ultima parola va spesa per i bambini, i quali rappresentano soggetti incredibilmente più esposti ai danni della carne nell’alimentazione. La carne può provocare nei bambini enteriti ed enterocoliti, vomito, eczema, orticaria, crisi febbrili, disturbi nervosi, convulsioni, insonnia, etc. a livello fisico e tutti i disturbi psichici descritti negli adulti. Anche questi sono tentativi da parte del corpo di eliminare l’eccitazione temporanea indotta dalle sostanze stimolanti, meglio dire dai veleni, della carne.Concludiamo dunque con la certezza d’aver ben compreso che mangiare la carne non solo è dannosissimo, per noi e per il povero animale che viene ucciso, ma è anche un’abitudine stupida. Noi uccidiamo gli animali e li mangiamo solo per avvelenarci, ammalarci, vivere di meno e finanziare la lobby farmaceutica. Che senso ha? Chi vuole vivere malato? Chi vuole vivere di meno? Chi vuole vivere perennemente depresso o con le palle girate? Nessuno. Siamo nell’era dell’informazione. Cerchiamo di mettere da parte i vecchi dogmi e le vecchie abitudini e vivere la vita nel modo giusto. Ci accorgeremo d’avere delle energie e delle forze impensabili, oltre che una longevità davvero incredibile! Non rompere le palle agli animali non rappresenta una privazione, come la propaganda ci induce a credere, ma un’occasione imperdibile di scegliere la libertà! Tu sei consapevole di essere un uomo, la creatura più intelligente ed evoluta del pianeta, e comprendi di non essere adeguato ad alimentarti nel modo che ti è stato proposto fin dall’infanzia. Da uomo libero hai il dovere di rompere le catene che imprigionano la tua mente e di scegliere. Scegliere consapevolmente cosa mangiare, cosa bere, in che modo vivere. Ogni volta che scegli, le tue scelte si ripercuotono sul mercato. Tu privi dei tuoi finanziamenti l’industria della morte finanziando l’industria della vita. Comprendi che il mondo è un posto meraviglioso di cui tu sei parte integrante e pienamente responsabile. Il mondo è casa tua, il mondo sei tu. È questa la libertà. La libertà è poter scegliere chi essere.

La carne fa bene?

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Affari sporchi e controlli dello Stato inesistenti:

In Italia ogni anno arrivano circa 900 tonnellate di farmaci proibiti (antibiotici, anabolizzanti, ormoni, cortisonici, antinfiammatori, vaccini, ecc.) e dati in pasto agli animali negli allevamenti intensivi ! Nessun controllo sull’importazione di questi farmaci !
Questi farmaci sono venduti da organizzazioni illegali, in collegamento con aziende farmaceutiche e distribuite agli allevamenti intesivi di proprietà di allevatori disonesti !
L’allevatore salta la corretta procedura che prevede per l’utilizzo di farmaci il coinvolgimento del veterinario, ed usa invece dei farmaci ammessi, direttamente il principio attivo mescolato al mangime od all’acqua.
Specie con i vaccini vi è un serio rischio di zoonosi, cioè del passaggio di malattie virali – contenute nei vaccini – dagli animali agli uomini !
Questo business riempie le tasche degli allevatori disonesti e mette a repentaglio la salute dei cittadini consumatori.
Per far produrre il 20% in più di latte, ad una sola mucca, gli si somministrano degli ormoni……
Gli italiani consumano in media 60 litri di latte a testa, ma i controlli in questo settore alimentare non superano il 1,6% di tutti gli accertamenti compiuti negli allevamenti (bovini, ovini, suini, polli, latte e uova) e ciò in barba al fatto che latte e uova rientrano a pieno titolo nell’alimentazione dei nostri bambini.
L’importazione clandestina di medicinali che sono destinati alle stalle….evidenzia che pazzo è l’allevatore e non l’animale….; polli all’antibiotico, bovini e suini agli ormoni, uova al cortisone, sono questi i prodotti carnei che arrivano sulle nostre tavole, dopo i trattamenti shock subiti da questi poveri animali.
E cosa possiamo fare noi poveri cittadini, ….scegliere solo la carne certificata Biologica e rifiutare qualsiasi altro tipo di carne !
Nota bene: l’art. 32 della Costituzione recita:……”la Repubblica tutela la salute del cittadino”……..che presa per i fondelli.……per non dire altro……

Il FERRO della CARNE PUO’ DANNEGGIARE l’ORGANISMO, QUELLO dei VEGETALI NON HA CONTROINDICAZIONI

26 agosto 2007

Un nuovo articolo pubblicato su Medical Hypotheses di ottobre 2007, dal titolo “Il ferro eme assunto attraverso la carne rossa pu catalizzare il danno ossidativo e pu agire come iniziatore del tumore di colon, mammella, prostata, delle malattie cardiovascolari e di altre patologie”, analizza le ragioni per le quali il ferro eme contenuto nelle carni rosse pu essere dannoso per la salute.

Il ferro eme, che costituisce il 40% circa del ferro contenuto nelle carni, ci viene propagandato come indispensabile per garantire le necessit di ferro dell’organismo.

“Questo tipo di informazione” precisa la dottoressa Luciana Baroni, medico, presidente di Societa’ Scientifica di Nutrizione Vegetariana “largamente dispensata alla popolazione per voce di illustri nutrizionisti, sovrastima l’importanza di questo tipo di ferro, e tace invece che l’anemia da carenza di ferro presenta la stessa distribuzione tra chi mangia e chi non mangia carne”.

Inoltre, gli studi epidemiologici sul rapporto tra dieta e salute ormai sono concordi: esiste una correlazione tra il consumo di carne rossa e trasformata ed i tumori di colon, retto, stomaco, pancreas, vescica, endometrio, ovaio, prostata, mammella, e polmone, e le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, il diabete tipo 2 e la demenza di Alzheimer. La correlazione tra tutte queste importanti malattie croniche con la carne rossa della dieta indicativa della presenza, nella carne rossa, di sostanze in grado di danneggiare componenti biologiche dell’organismo.

L’ipotesi del nuovo studio sul ferro eme si focalizza sulla biochimica dei composti dell’eme e sui loro processi ossidativi.
La trasformazione delle proteine dell’eme contenute nella carne cruda, nel corso dei processi di preparazione e di digestione della carne, genera dei prodotti in grado di innescare reazioni ossidative che danneggiano i lipidi, le proteine, il materiale genetico e altre componenti dell’organismo, in misura simile a quello che come ben noto avviene con le radiazioni ionizzanti.

Poiche’ il danno ossidativo largamente riconosciuto come uno dei fattori in grado di innescare patologie croniche, evidente che la riduzione delle quantita’ di carne rossa nella dieta sia in grado di abbattere i livelli di danno ossidativo dell’organismo.

“Per contro, l’assunzione di cibi come frutta e verdura” aggiunge la dottoressa Luciana Baroni “permette di aumentare i livelli di antiossidanti dell’organismo, soprattutto selenio, vitamina E, vitamina C, Lycopene, cisteina e glutatione e varie altre sostanze fitochimiche, tutte sostanze in grado di contrastare gli effetti negativi delle rezioni ossidative.
Fonte: Tappel A., Heme of consumed red meat can act as a catalyst of oxidative damage and could initiate colon, breast and prostate cancers, heart disease and other diseases., Med Hypotheses. 2007;68(3):562-4

Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

la CARNE sul banco degli imputati

Il pollo non è più il pollo di una volta.
Si chiama COBB 500 ed è stato brevettato dalla The Cobb Breeding Company LTD.
I link sull’argomento non mancano: basta digitare la famigerata parolina: BROILER = http://snipurl.com/1xz2r

Da trenta anni l’oncologia mondiale studia il rapporto tra cibo e cancro.
MILANO, 2000
I dati confermano che il 30-40 % dei tumori si potrebbero evitare se uomini e donne nei paesi ricchi si nutrissero in modo diverso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità i casi di cancro potrebbero aumentare del 50 % con 15 milioni di nuovi casi entro il 2020.
Sul banco degl’imputati il consumo esagerato di carne e proteine animali e una dieta troppo ricca di calorie, di zuccheri semplici, insieme al fumo e alle infezioni.

“Nei paesi occidentali ricchi, nel corso dell’ultimo secolo ci si è progressivamente discostati dalla dieta tradizionale: cibi che un tempo erano mangiati soltanto occasionalmente, come molti alimenti di origine animale, a cominciare della carne ma anche dal latte, oppure non erano conosciuti, come lo zucchero e le farine molto raffinate, sono diventate un nutrimento quotidiano” afferma Franco Berrino, direttore del dipartimento di medicina preventiva e predittiva nonché responsabile del Servizio di Epidemiologia dell’Istituto dei Tumori di Milano. “Questo modo di mangiare ha contribuito grandemente allo sviluppo di malattie quali l’obesità, il diabete, l’ipertensione, l’aterosclerosi, l’infarto, l’osteoporosi, e molti tipi di tumori tra cui quello dell’intestino, della mammella e della prostata”.

La strategia della prevenzione dei tumori passa quindi anche da una “buona dieta”.
Già nel 1997 il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research avevano dettato le proprie raccomandazioni per uno stile nutrizionale ‘anticancro’.

Al primo posto, con rammarico per i carnivori più ostinati, si raccomandava si scegliere alimenti prevalentemente di origine vegetale, con un’ampia varietà di verdure e frutta, di legumi e di cereali in chicchi o sotto forma di pane, pasta o polenta integrale.

L’uso abituale della carne rossa è invece fortemente sconsigliato. Da evitare anche il consumo di carni o pesci cotti a elevate temperature, alla griglia o affumicati.

“Il problema” spiega Berrino “non è tanto convincere la popolazione a cambiare modo di mangiare, il problema è il cambiamento di tutto quello che ruota attorno al pianeta cibo, a cominciare dagli interessi economici della produzione e della distribuzione”. Certo è che secondo i diversi studi è altissima la percentuale di tumori che potrebbe essere evitata attraverso una buona alimentazione.

Si parla di una percentuale superiore del 50 % per i casi di tumore al colon e retto, stomaco e esofago, mentre nei casi di mammella e cavo orale le indagini più ottimistiche ipotizzano una riduzione del 50 % con una alimentazione più “naturale”.

Cancro al Colon con carne e carni lavorate
Mangiare una salsiccia al giorno o una porzione di prosciutto, pancetta,salame o hot dog, fa salire del 20% il rischio del cancro al colon. E’ quanto affermano gli scienziati del World Cancer Research Fund (Wcrf) secondo i quali i britannici, grandi consumatori di salsicce e bacon (pancetta), sarebbero tra i piu’ esposti,con 16.000 decessi all’anno per questo tumore.’
Mangiare carni lavorate aumenta sensibilmente il rischio di contrarre un cancro all’intestino:per questo il Wcrf consiglia di non mangiarne.

Fonte : Scienze – 31 mar 2008

AMAZZONIA va….ARROSTO
Con un rapporto scandalo, un video blog e un reportage fotografico, Greenpeace denuncia la diretta relazione tra l’espansione dell’allevamento bovino e il dilagare della distruzione della foresta amazzonica. Il polmone del mondo nello stato del Mato Grosso è la regione con il più alto tasso di deforestazione. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo.
www.greenpeace.org/italy/news/amazzonia-bovini

L’FDA (Food and Drug Administration) ha annunciato che la carne e il latte clonati potrebbero essere venduti ai consumatori senza che ve ne sia indicazione sull’etichetta
è questa, in breve, la più importante notizia della settimana in fatto di salute.
Ora, gli allevamenti industriali, che operano già con una inquietante mancanza di atteggiamento etico o di compassione verso gli animali, diventeranno presto fabbriche di cloni pronte a sfornare bestiame dall’identico patrimonio genetico, da spremere nelle macchine dell’AMR (Advanced Meat Recovery) per ottenere prodotti conservati a base di carne dall’identico patrimonio genetico e destinati a consumatori creduloni geneticamente compromessi, che non hanno alcuna idea di cosa implichi (o cosa ci sia sotto) la definizione data dal Dipartimento dell’Agricoltura americano del termine “carne”.

Tutti i proprietari di allevamenti dovrebbero sperare che nessuno si avvicini furtivamente alle fabbriche di cloni e non inietti un gene ribelle nel patrimonio genetico originale, oppure un giorno tutte le mucche si potrebbero ribellare e sferrare l’Attacco dei Cloni.
Non esiste nulla di più spaventoso di un toro inferocito di 400 kg con una spada laser !

Studi sui farmaci antidepressivi selettivamente censurati da Big Pharma
Sul fronte della “medicina basata sulle prove” questa settimana (e qui partono le risate di sottofondo), uno studio condotto dalla Health & Science University dell’Oregon ha svelato che le industrie farmaceutiche censurano abitualmente gli studi che dimostrano la non efficacia degli antidepressivi, mentre incentivano la rapida pubblicazione di studi che mostrano risultati positivi. La conseguenza ?
Una selezione scientifica che è chiaramente pianificata per far sembrare efficaci inutili medicine, nascondendo le prove della loro inefficacia..
Ciò che questo studio rivela è che, ancora una volta, l’intero sistema della “medicina basata sulle prove” è un’enorme truffa organizzata e che la FDA continua a cospirare assieme alle aziende farmaceutiche per fuorviare i consumatori americani e promuovere, sulla base di una scienza fraudolenta, medicinali non solo inutili, ma anche dannosi. Quello che queste aziende stanno facendo con i test clinici è paragonabile ad andare a Las Vegas e poter scommettere a poker DOPO che le carte siano state distribuite e scoperte !
È possibile fare soldi barando a questo modo ? Certo che sì. È proprio quello che fa la Big Pharma.

Questo sistema assolutamente fraudolento di selezione degli studi da pubblicare (o da occultare) a seconda del loro esito sembra rendere del tutto inutili i test clinici, non vi pare ?
Perché mai le industrie farmaceutiche non saltano direttamente l’intero processo di conduzione di questi falsi test scientifici, dando per buona qualunque fantasia abbiano comunque deciso di rifilare al pubblico ? Alla fine, non ci sarebbe molta differenza rispetto a quanto sta già succedendo, a parte un notevole risparmio di tempo e denaro.
In questo modo, le aziende farmaceutiche potrebbero ridurre notevolmente il tempo necessario a introdurre sul mercato nuovi medicinali pericolosi e i consumatori, abbastanza stupidi da prendere queste medicine, avrebbero un accesso più veloce a tali prodotti che li ucciderebbero prima, rendendo inoltre le nostre vie e autostrade più sicure, grazie alla riduzione del numero dei “conducenti debilitati dai farmaci”…..

Credo che tutte le persone che chiedono insistentemente all’FDA di ottenere dalla Big Pharma i farmaci “sperimentali” per la cura del cancro dovrebbero vincere collettivamente il Darwin Award dell’anno. Il pool genetico umano può certamente fare a meno di gente che sceglie di commettere un suicidio chimico. In un certo qual modo la questione funziona in maniera automatica, dal momento che coloro che prendono farmaci ottengono danni al DNA che vengono trasmessi alla loro prole, la quale sarà contrassegnata sempre più dalla sterilità. (Desiderio di fertilità? Iniziate a mangiar crudo.
L’indice della motilità spermatica di un partner avvezzo alla degustazione di crudità è tale da far sentire in imbarazzo un cavallo selvatico.)
Titolo originale: “Week in Review: Cloned Meat, Scientific Fraud and Mandatory Organ Harvesting from (Nearly) Dead Patients”

Fonte: www.naturalnews.com – 18.01.2008
Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di Aglaia Kochelokhov

Europa: carne clonata = un novel food
(19/01/2007)
I funzionari dei 27 stati membri dell’Unione Europea (UE) hanno recentemente deciso che il latte e la carne provenienti da animali clonati, o dalla loro progenie, se qualcuno presentasse una richiesta di commercializzarli, dovrebbero essere considerati alla stregua dei “novel food” (Regolamento 258/97). Non ci saranno dunque delle misure speciali per coprire, a livello legislativo, i prodotti alimentari provenienti da animali clonati, nella UE.

Questi sono i termini dell’accordo sancito dagli Stati Membri a seguito delle recenti novità sulla prole della mucca clonata che era stata allevata nel Regno Unito. Infatti, alcuni colloqui urgenti erano stati tenuti dal gruppo di lavoro sui “novel food” della FSA britannica (Advisory Committee on Novel Foods and Processes, ACNFP) a causa della scoperta della nascita di discendenti di una mucca clonata in una fattoria britannica. Le notizie sulla mucca britannica, di nome Dundee Paradise, erano giunte meno di due settimane dopo che le autorità statunitensi segnalassero di voler approvare il latte e la carne da animali clonati per il consumo umano.

Le associazione europee agricole e delle industrie lattiero-casearie hanno reagito prudentemente alla prospettiva di alimenti clonati. A questo proposito l’Unione Nazionale degli Agricoltori (NFU) del Regno Unito ha sottolineato che, nonostante non ci siano ragioni per sospettare rischi associati a questi prodotti alimentari, bisogna comunque tenere conto dell’opinione del pubblico sulla questione. D’altra parte, ci sono le pressioni di chi è a favore, sostenendo che la clonazione animale possa un giorno essere usata per allevare una nuova generazione di mucche resistenti alle malattie, in grado di rendere la produzione alimentare più efficiente e magari di produrre maggiori quantità di latte. Tuttavia, non è ancora stato provato che i consumatori siano già pronti per accettare questi prodotti.

I prodotti alimentari da animali clonati rappresentano una novità in campo alimentare, e come tutte le novità devono essere valutati attentamente per garantirne la sicurezza nel consumo. Da una parte, l’utilizzo della normativa “novel food” permette alle autorità di muoversi rapidamente; dall’altra, lo schema valutativo potrebbe non essere del tutto adeguato. Non sono noti rischi specificamente associati alla carne o al latte da animali clonati, anche se gli animali clonati differiscono, in parte, dai loro progenitori.
Data la probabile reazione avversa del pubblico, le aziende dovrebbero usare molta attenzione nell’investire in questa tecnologia nelle produzioni zootecniche. In generale, è probabile che una valutazione abbia esito positivo, anche se una forma di etichettatura dovrebbe essere richiesta.

Tratto da: www.sicurezzadeglialimenti.it/notizia01807.htm

L’F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
L’FDA (Food and Drug Administration) ha annunciato che la carne e il latte clonati potrebbero essere venduti ai consumatori senza che ve ne sia indicazione sull’etichetta, è questa, in breve, la più importante notizia della settimana in fatto di salute.
Ora, gli allevamenti industriali, che operano già con una inquietante mancanza di atteggiamento etico o di compassione verso gli animali, diventeranno presto fabbriche di cloni pronte a sfornare bestiame dall’identico patrimonio genetico, da spremere nelle macchine dell’AMR (Advanced Meat Recovery) per ottenere prodotti conservati a base di carne dall’identico patrimonio genetico e destinati a consumatori creduloni geneticamente compromessi, che non hanno alcuna idea di cosa implichi (o cosa ci sia sotto) la definizione data dal Dipartimento dell’Agricoltura americano del termine “carne”.

Tutti i proprietari di allevamenti dovrebbero sperare che nessuno si avvicini furtivamente alle fabbriche di cloni e non inietti un gene ribelle nel patrimonio genetico originale, oppure un giorno tutte le mucche si potrebbero ribellare e sferrare l’Attacco dei Cloni.
Non esiste nulla di più spaventoso di un toro inferocito di 400 kg con una spada laser !

Commento NdR: per il “dio denaro” NON sanno piu’ come fare; sconvolgere gli alimenti naturali per crearne di nuovi, senza sapere le conseguenze che possono produrre e’ solamente un atteggiamento criminale !

Da LANCET: PER L’AMBIENTE e la SALUTE, OCCORRE PIU’ che DIMEZZARE il CONSUMO di CARNE
24 settembre 2007
Nel numero del 13 settembre della rivista scientifica internazionale “The Lancet”, l’articolo “Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute” mostra quanto questi aspetti siano correlati tra loro e quanto sia urgente una diminuzione drastica del consumo di carne per evitare il disastro ambientale. E la responsabilit, sottolineano, di tutti.

Nell’abstract, gli autori – scienziati di varie universita’ in Australia, Gran Bretagna e Cile – spiegano che il cibo fornisce energia e nutrimento, ma anche per produrlo occorre spendere energia e la quantita’ di energia spesa per unita’ di energia ottenuta dal cibo in continuo aumento. In alcuni paesi l’energia totale spesa per la produzione di cibo molto superiore a quella ottenuta dal cibo stesso, il che non ormai piu’ sostenibile.

Nel mondo, le attivita’ agricole, in special modo l’allevamento del bestiame, sono responsabili per circa un quinto del totale delle emissioni di gas serra, che contribuiscono al cambiamento climatico. Questo equivale al carico dell’industria, ed maggiore di quello causato globalmente dai trasporti.

La proposta degli autori quella di una strategia di contrazione dei consumi e convergenza verso un livello di consumo sostenibile. L’attuale media globale dei consumi di carne di 100 grammi al giorno per persona, ma con molte differenze (anche di 10 volte) tra le varie regioni del mondo

L’unica soluzione dunque quella di ridurre il consumo di prodotti animali da parte dei paesi pi ricchi, e fissare una soglia da non superare per i paesi in via di sviluppo, in modo che tutti i paesi convergano verso lo stesso livello di consumo, molto pi basso di quello attuale dei paesi ricchi: non piu’ di 90 grammi di carne al giorno pro-capite.

Consumi giornalieri di carne pro-capite in grammi
Africa – 31
Asia meridionale e orientale – 112
Asia occidendale (compreso il medio oriente) – 54
America Latina – 147
Paesi in via di sviluppo (media) – 47
Paesi sviluppati (media) – 224
Totale – 101

Per arrivare a 90 grammi, nei paesi industrializzati come l’Italia, occorre dunque pi che dimezzare il consumo di carne, per la precisione arrivare a un consumo che sia del 40% rispetto all’attuale.

La conclusione degli scienziati, con la quale il NEIC – Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione – non puo’ che essere d’accordo, e che far il possibile per diffondere e sostenere, che il problema del cambiamento climatico richiede risposte forte e radicali. Come sostengono gli autori dell’articolo, all’obiezione secondo cui la diminuzione dei consumi e la convergenza verso un livello comune non potra’ funzionare perche’ la gente ama mangiare carne, si deve rispondere con l’urgenza e la necessita’ estrema di un cambiamento per fermare un problema ben piu’ serio delle preferenze alimentari delle persone.
Le persone piu’ informate, nei paesi ricchi, specie in Gran Bretagna, stanno gia’ dimostrando di voler ridurre il consumo di cibi animali, a quanto sembra soprattutto per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari.
Naturalmente, aggiungono gli esperti del NEIC, maggiore sara’ la contrazione dei consumi di alimenti animali, maggiore sara’ il benessere che si puo’ raggiungere da ogni punto di vista: impatto sull’ambiente, consumo di risorse ed energia, salute, benessere degli animali.
Tratto da: NEIC – Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione

www.nutritionecology.org – info@nutritionecology.org

Dati Istat: si muore di malattie cardiache e tumori
14/12/2007
Principali cause di morte in Italia prevenibili con alimentazione a base vegetale. Secondo l’Annuario statistico italiano 2007 dell’Istat, le maggiori cause di morte in Italia sono le malattie cardiache e i tumori.
I dati sono riferiti al 2002, ultimo anno disponibile per i dati definitivi sull’argomento.

Si muore soprattutto per le malattie cardiovascolari: il 42% dei decessi in Italia nell’anno 2002 ha avuto questa causa. Si tratta mediamente di 415 decessi su 100 mila abitanti (382 su 100.000 per i maschi e 446 su 100.000 per le femmine).

Al secondo posto ci sono i tumori, con il 29,2% per cento del totale dei decessi, con valori per 100 mila abitanti pari a 337,5 per i maschi e 236,3 per le femmine.

Solo questi due fattori, dunque, sono la causa di quasi tre quarti delle morti che avvengono in Italia ogni anno (il 71,2%, per le precisione).

Eppure, sono anche i fattori piu’ facilmente prevenibili con uno stile di vita corretto, la cui componente principale e’ una corretta alimentazione. Per quanto riguarda le malattie cardiache, esse sono spesso addirittura curabili, non solo prevenibili.

L’alimentazione ottimale per prevenire queste malattie (ma anche molte altre) e’ quella a base vegetale. Le linee guida del World Cancer Institute (l’Istituo Mondiale per gli studi sul Cancro) raccomandano testualmente di “prediligere diete basate su alimenti vegetali e comprendenti un’ampia varietà di verdura, frutta, legumi e carboidrati poco raffinati e, se si consuma carne rossa, di non consumarne più di 80 g al giorno”.

Da notare il “se”: il cibo su cui basare la nostra alimentazione e’ quello vegetale, il consumo di carne e’ “facoltativo”, ma se c’e’ non deve superare un certo limite. Questo limite MASSIMO e’ fissato a 80 g al giorno, il che significa 30 kg l’anno. In realta’ in Italia si consumano pro capite 92 kg di carne l’anno (62 di carne rossa, 30 di altre carni), quindi oltre il triplo del limite massimo consigliato!

E’ chiaro dunque che una modifica delle abitudini alimentari verso una drastica diminuzione del consumo di alimenti animali e un drastico aumento di cereali, legumi, verdura e frutta e’ l’unica strada che puo’ salvarci dalle “malattie del benessere”.

Lo stesso si verifica, in misura ancora maggiore, per le malattie cardiovascolari, che possono anche essere curate attraverso l’alimentazione. Negli USA vi e’ piu’ di un esempio di progetti di successo basati su questo, che salvano la vita a moltissime persone.

Il dr. Dean Ornish, un giovane cardiologo specializzatosi a Harvard, ha condotto uno studio clinico su pazienti affetti da cardiopatia coronarica. Somministrando ai pazienti una dieta vegetariana molto semplice, a base di cibi non raffinati, con un apporto di grassi ridottissimo, abbinata ad esercizio fisico, a tecniche di gestione dello stress ed alla partecipazione a gruppi di supporto, e’ riuscito a dimostrare che “la maggioranza delle lesioni arteriosclerotiche potevano realisticamente regredire, a prescindere dall’età del paziente”. Ora il suo programma alimentare e’ molto seguito.

Più recentemente, il dr. Hans Diehl, un epidemiologo attivo nel campo delle malattie legate allo stile di vita, ha dimostrato che, se adeguatamente istruite, le persone sono in grado di modificare il proprio stile di vita. Il suo programma Coronary Health Improvement Project (CHIP-Progetto per il Miglioramento della Salute delle Coronarie), prevede l’arruolamento di 100-500 soggetti ad elevato rischio cardiovascolare (più rispettivi consorti) ed il loro inserimento in un ciclo di seminari formativi, per un totale di 40 ore, incentrato soprattutto sull’importanza dei fattori dietetici nello sviluppo e nella regressione di arteriosclerosi, diabete, ipertensione, nonché di tutta una serie di malattie gastrointestinali . Questo programma, viene oggi condotto presso molte comunità ed enti di Stati Uniti e Canada, a dimostrazione del fatto che istruire i pazienti a migliorare la propria salute puntando alla correzione delle cause della malattia e non al trattamento dei sintomi, è un obiettivo valido oltre che il modo più corretto di agire.

La prevenzione di queste malattie, anziche’ la loro cura, consente enormi risparmi in tutti i campi: nel campo sanitario, perche’ curare i pazienti (con scarse possibilita’ di guarigione reale) ha costi enormi per tutta la collettivita’, ed inoltre va aggiunta la spesa per la ricerca medica. Consente inoltre il risparmio di tante vite animali, negli allevamenti intensivi e macelli prima, e nei laboratori di vivisezione dopo. Quanti animali vengono fatti soffrire e morire inutilmente nei laboratori, usati come “modello” mai funzionante per mimare le malattie cardiache umane e i tumori? Oltre 330.000 ogni anno, solo in Italia!

Lo Stato deve fare la sua parte: il mantenimento dello stato di salute deve avvenire attraverso seri e responsabili interventi di medicina preventiva, informando le persone, e non attraverso un sistema che “aggiusti quel che si rompe”, a carico della collettivita’ e delle vite di animali innocenti. Ma e’ anche necessario che le persone si assumano la responsabilità della propria salute, cambiando il proprio stile di vita, in primis la propria alimentazione.

Ci sono cosi’ tanti motivi per farlo, egoistici ed altruistici: egoisticamente, per la nostra salute. Altruisticamente, per gli animali (negli allevamenti e nei laboratori di vivisezione) e per responsabilita’ sociale (evitare alla collettivita’ le enormi spese per la cura e la ricerca di malattie che si possono prevenire).

Che aspetti ? Sii responsabile, diminuisci il piu’ possibile il tuo consumo di alimenti animali (carne di tutti i tipi, pesce, latte e latticini, uova) o, ancora meglio, diventa vegetariano o vegano !

Tratto da: www.agireora.org:80/info/news_dett.php?id=384

GRASSO e MALATTIE

Il grasso fa male alla salute del cuore, soprattutto se si deposita su fianchi e collo
Misurare la nuca di una persona potrebbe essere utile per predire il suo rischio cardiaco.
Una bizzarra conclusione quella a cui sono giunti i ricercatori del MRC Clinical Sciences Centre guidati da Jimmy Bell. Il team statunitense ha preso in esame i dati relativi a più di 3300 persone di circa 51 anni e ha scoperto che quelli con uno spessore della nuca superiore a 40.5 cm per gli uomini e 34.2 per le donne avevano un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Ogni 3 cm di spessore della nuca in più, gli uomini avevano 2.2 milligrammi per decilitro di sangue di colesterolo buono in meno e le donne 2.7 mg.

Lo studioso americano ha spiegato ai colleghi dell’American Heart Association che la misura del collo non è collegata a nessun cambiamento nei livelli del colesterolo cattivo, mentre sarebbe legata a un aumento dello 0.3g/dl negli uomini e 2.1 mg/dl nelle donne di glucosio nel sangue ogni 3 cm in più di spessore.
Sia la diminuzione del colesterolo buono che l’aumento del glucosio nel sangue sono due elementi che fanno salire il rischio di disturbi cardiaci. Bell ha sottolineato che “non è importante quanto grasso sia presente nell’organismo ma soprattutto dove esso sia ubicato: quello sull’addome e sul collo rappresenta, ad esempio, un indice di maggiore rischio cardiovascolare”.

Tratto da: news.paginemediche.it

Ancel Keys è l’uomo che ha regalato ai soldati americani le Razioni K.
Non aveva mai sostenuto che il segreto della sua longevità fossero le Razioni K, che aveva creato. Ma certo le confezioni alimentari che nutrirono i soldati americani nella Seconda Guerra Mondiale furono la ragione della sua celebrità. Ancel Keys, scienziato e dietelogo, è scomparso centenario a Minneapolis, dove viveva.
Nel 1941, quand’era uno studioso già affermato, il Pentagono gli chiese di sviluppare un tipo di razione che i soldati dell’esercito potessero portarsi dietro in combattimento.
Nelle sue razioni, Keys mescolò biscotti duri (gallette), insaccati secchi e cioccolato in bare: amidi, proteine, zuccheri, c’era tutto quel che serve a dare energia. L’esercito avviò una produzione in massa delle confezioni, stampigliandovi sopra la lettera K come Keys. I soldati che risalirono l’Italia o sbarcarono in Normandia le avevano tutti nelle bisacce.
Nella sua attività scientifica, Keys fu uno dei primi a collegare diete ricche di grasso e alto colesterolo alle malattie cardiache: era rimasto colpito dal fatto che malattie cardiache erano fortemente diminuite nei Paesi europei che avevano sofferto di penuria alimentare durante la guerra e accertò l’esistenza di un nesso tra grassi e malattie di cuore con uno studio su come mangiavano gli uomini d’affari del Minnesota negli Anni Cinquanta. A quel punto, Keys divenne un fautore della cosiddetta dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura e leggera in grassi e carne.

Tratto da: mab.splinder.com

L’obesità colpisce 22 milioni di bambini nell’Unione europea
Il numero di ragazzi in sovrappeso aumenta di 400 mila ogni anno, nell’Unione europea cresce di 400 mila ogni anno. I giovani in sovrappeso non solo soffrono di malattie come il diabete e problemi epatici, ma sono esposti in misura maggiore a malattie come il cancro, l’ipertensione, la depressione e malattie cardiache. Questo dato così allarmante è stato reso noto oggi dai vertici comunitari, nella “giornata europea per la sana alimentazione” che si sta svolgendo in concomitanza in quattordici degli Stati membri.

In mattinata, alcuni funzionari europei e cuochi di alto livello, si sono recati nelle scuole dei Paesi coinvolti nell’iniziativa per diffondere, tra i ragazzi, il messaggio di una sana alimentazione, in modo divertente e interattivo. Il commissario europeo per la salute Marcus Kyprianou si è recato a Bruxelles alla scuola europea, mentre la commissario responsabile dell’agricolture Marianne Fischer Boel ha fatto visita ad una scuola di Copenhagen in compagnia del cuoco più famoso della Danimarca. L’obiettivo dell’iniziativa è di sensibilizzare i bambini ai principi fondamentali di una sana alimentazione.

” Dobbiamo incoraggiare i bambini ad amare la cucina di qualità e a fare attività fisica costante – ha dichiarato Kyprianou all’apertura della giornata a Bruxelles – se i giovani acquisiscono buone abitudini in giovane età hanno una buona probabilità di mantenerle nell’età adulta”.

Tratto da La Stampa.it – Salute – 8/11/2007

IN ITALIA OLTRE SETTE MILIONI DI OBESI
L’8 novembre si celebra la giornata europea del mangiar sano.
Si e’ celebrata l’ 8 novembre 2007, la giornata europea del mangiare e cucinare sano, un’iniziativa della Commissione Europea e di Euro- toques International, l’associazione dei cuochi. In occasione dell’evento, 4000 cuochi saliranno in cattedra nelle scuole o inviteranno i bambini nei loro ristoranti per insegnare loro in modo divertente come cucinare piatti semplici e gustosi, da condividere con amici e parenti.
‘Plaudiamo all’iniziativa della Commissione Europea – commenta Valentina Coppola, responsabile del settore Agroalimentare Codici – e’ fondamentale, per una sana e corretta alimentazione, che nella dieta quotidiana siano previsti alimenti ad alto contenuto di vitamine e antiossidanti presenti in frutta e verdura e sarebbe opportuno introdurre in tutte le scuole un’ora settimanale dedicata alla cultura della sana e corretta alimentazione.
L’osservatorio del Codici ha documentato di recente dei dati che confermano l’incidenza dell’obesita’ nel nostro Paese.
In tutto in Italia gli obesi sono 5 milioni, aumentati negli ultimi dieci anni del 50 per cento, per un costo di 23 miliardi di spesa annua da sostenere. Inoltre, il problema dell’obesita’ interessa il 36% dei ragazzi attorno ai dieci anni e un dato allarmante che emerge dall’ultimo congresso Internazionale sull’obesita’ e’ che i ragazzi delle nuove generazioni potrebbero avere una vita piu’ breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall’obesita’ e dal soprappeso.
Pertanto, Codici si appella al Ministero della Salute affinche’ agisca al piu’ presto con azioni di prevenzione soprattutto nelle scuole italiane ( materna, elementare , media e superiore), al fine di trasmettere ai ragazzi, sin dalla più giovane eta’, il valore di una sana e corretta alimentazione.

Tratto da: newsbox.it

Causa-effetto scoperta da IIS-University school of medicine
ROMA, 14 FEB 2009 – E’ stata dimostrata per la prima volta la causa-effetto tra grasso viscerale e insorgenza di diabete e infarto: Il segreto e’ nella elevata produzione, in presenza di grasso addominale viscerale, di molecole infiammatorie, potenti fattori di rischio cardiometabolico.
Lo ha scoperto l’Istituto Superiore di Sanita’ con la University School of Medicine di St. Louis.
E’ l’interleuchina 6 ad aumentare il rischio.
Per ridurlo esercizio fisico ed alimentazione

Le giovani donne che mangiano molta carne rossa e prodotti ricchi di grassi, come i formaggi, potrebbero senza saperlo aumentare il rischio di sviluppare un tumore del seno.
Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute”.
“Abbiamo confrontato due gruppi di pazienti, costituiti da donne con una dieta rispettivamente ricca e povera di grassi. – spiega Eunyong Cho dell’Harvard Medical School. – Le prime presentavano un rischio di tumore invasivo del seno superiore del 33 per cento”. Secondo Cho, lo studio è unico nel suo genere perché comprendeva anche donne che non avevano ancora raggiunto la menopausa. “I fattori della prima fase della vita femminile – afferma – sono importanti”.
Le pazienti a maggior rischio di tumore ricavano in media il 23 per cento delle proprie calorie dai grassi animali, contro il 12 per cento del gruppo a minor rischio.
I grassi vegetali, come l’olio di oliva, non sembrano presentare un rischio significativo. “Abbiamo scoperto – dice Cho – che non tutto il grasso, ma solo quello di certi tipi, è collegato al rischio di tumore del seno”.
Nel corso dello studio, che ha riguardato più di 90.000 donne fra i 26 e i 46 anni di età, le partecipanti hanno risposto regolarmente a questionari sulla propria dieta e lo stile di vita. I dati sono stati poi analizzati da ricercatori che hanno indagato sulla salute delle donne. Nel corso degli otto anni di durata, 714 delle partecipanti hanno sviluppato un tumore invasivo del seno.
Secondo Cho, che lavora nel campo dell’epidemiologia, non è chiaro come il grasso animale possa causare il cancro.
Si ritiene comunque che il consumo di grasso, in generale, possa aumentare i livelli di estrogeno.
© 1999 – 2003 Le Scienze S.p.A.

Una ricerca fatta sull’alimentazione vegetariana ed onnivora dimostra, che una grossa parte di coloro che hanno un’alimentazione sufficientemente basica (vegetariani) hanno una quantità di calcio meglio bilanciata.
Nonostante ci sia lo stesso apporto di calcio in entrambi i gruppi, nel gruppo degli onnivori, in presenza di una significante e maggiore eliminazione degli acidi, si è verificata anche un significante aumento dell’eliminazione del calcio.
La causa va ricercata negli onnivori, in quanto un più elevato apporto di proteine scaturisce ad una maggiore oppressione degli acidi.

Ricordiamo che:
1 – le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.
2 – Nel grasso sono contenute amche TUTTE le tossine liposolubili, o lipoaggregabili, in ispecie i metalli tossici contenuti nei cibi, materiali dentari, Vaccini e Farmaci, cosmetici ecc.

Crudeltà a tavola: ecco cosa c’è dietro il “foie gras”
Ha un bel dire l’Unione Europea col suo divieto all’alimentazione forzata degli animali. In Francia la tradizione del foie gras è considerata al di sopra delle direttive Ue e il diritto del gourmet al suo antipasto di paté di fegato d’oca, superiore al diritto degli animali a una vita senza inutili sofferenze.

Ma cosa c’è dietro la cremosa prelibatezza francese? Il foie gras (letteralmente “fegato grasso”) è il fegato malato di un’oca o di un’anatra che è stata sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino allo stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali e lo sviluppo di una malattia nell’animale: la steatosi epatica.

Visto che cercano di divincolarsi per fuggire alla loro sorte orrenda, le oche vengono tenute in gabbie che impediscono loro ogni movimento. Ma se si agitano durante la fase di “ingozzamento”, rischiano lacerazioni al collo e il soffocamento. È infatti normale che l’esofago dei poveri animali si contragga quando il tubo gli viene inserito in gola e la perforazione del collo può essere per loro fatale. Nel periodo di alimentazione forzata il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale

Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di dispnea e diarrea. L’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e rende doloroso qualsiasi movimento. Questo trattamento porta alla morte dell’animale alimentato forzatamente ma in genere si cerca di macellare i volatili prima che muoiano per le ripetute sofferenze. In ogni caso gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo al macello.
Ma le violenze non finiscono qui visto che a molti viene amputata parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici per facilitare l’alimentazione o per evitare che le oche si becchino a vicenda.

Quando il loro fegato è giunto alle dimensioni volute gli animali vengono appesi a testa in giù per essere fulminati con l’energia elettrica, per poi essere sgozzati. Solo i maschi subiscono questo trattamento in quanto i fegati delle femmine hanno più vene di quelli dei maschi, cosa che, evidentemente rende il foie gras meno pregiato. I pulcini di anatre e oche appena nati vengono infatti selezionati in modo che solo i maschi vengano avviati all’alimentazione forzata. Gli altri vengono semplicemente buttati.

Il video-documentario mostra come i piccoli scartati vengano lanciati in un imbuto e distrutti per diventare, probabilmente, mangime per altri animali. Alcune femmine vengono fatte crescere per produrre e covare le uova che daranno nuovi pulcini, ma una volta giunte a fine carriera vengono macellate anch’esse. Gli allevatori più pietosi usano stordirle brevemente col gas prima del sacrificio.

Sono molte le associazioni animaliste che da anni si mobilitano per porre fine a queste crudeltà ma nel 2005 il Parlamento francese ha votato un emendamento che attribuisce al paté di fegato d’oca l’etichetta di “patrimonio culturale e gastronomico”. Sul Web si può trovare la petizione da firmare e inviare al governo francese perché decida, finalmente, di rispettare le direttive europee ponendo fine alle sofferenze di questi poveri volatili.

By Claudia Mura – tratto da: animali.tiscali.it

Altre info tratte da www.mednat.org

UOVO sano o no ?
NO UOVA …… NO PANETTONE

UOVA
L’uovo occupa il primo posto nella scala degli alimenti ad alto valore biologico, cioè contiene tutti gli aminoacidi essenziali e tutti in forma utilizzabile. Esso è quindi un cibo molto importante nell’alimentazione.
Un uovo di gallina medio pesa circa 60 g, fornisce 8 g di proteine nobili, ripartite tra albume e tuorlo. Inoltre vitamine, sali minerali e acidi grassi sono presenti in ottime percentuali. Nel tuorlo sono contenuti fosforo, calcio, ferro, zinco, vitamina A, B1, D, E.

Il tuorlo contiene anche circa 7 gr. di grassi, di cui grassi saturi il 30%, con 270 mg di colesterolo ed il 70% insaturi, benefici ed indispensabili. Contiene anche l’acido oleico, acido linolenico e lecitina. Queste sostanze sono in grado di contrastare il colesterolo (comunque necessario al corpo umano in certe quantità).

Le uova non dovrebbero mai bollire, poiché ferro e zolfo alla temperatura di ebollizione, formano il solfuro di ferro, sostanza venefica. Metterle nell’acqua fredda, mantenere il recipiente sul fuoco fino ad ebollizione, quindi spegnere e lasciarle a bagno sino a raffreddamento se si vogliono sode, togliendole prima se le si preferisce alla coque. L’uovo così cucinato è più gustoso di quello bollito e molto digeribile.

Un altro modo veloce per cuocere le uova è per esempio quello delle uova strapazzata al microonde : romperle in un piatto e infilarle nel forno a microonde per 3 minuti.

Le uova si dividono in 3 categorie di base:
– uova fresche cat. A
– uova di seconda qualità e conservate cat. B
– uova declassate destinate all’industria alimentare cat. C

La tossinfezione più comunemente trasmessa dalle uova è la salmonellosi. L’elevazione degli standard igienici e l’aumento dei controlli hanno consentito di limitare al minimo questa contaminazione: il consumo di uova crude o cotte conservate in modo corretto non costituisce quindi un rischio per la salute.
Le uova vanno conservate in frigorifero, nella loro confezione originale, non vanno mai lavate con acqua (per non rimuovere la cuticola esterna), al massimo con uno spazzolino o con un panno asciutto.

Qualità nutrizionali: Le uova sono uno degli alimenti più maltrattati dal punto di vista dei luoghi comuni (sbagliati) alimentari.
Vediamo innanzitutto i pregi e i difetti dal punto di vista nutrizionale.

Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all’interno di veri e propri lager per animali ?

Per la salute e il rispetto del mondo animale, fai molta attenzione al codice riportato !

Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A “VITA” negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE da NON RIUSCIRE NEANCHE a MUOVERE le ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell’Unione Europea.

Un codice alfa numerico identifica ogni uovo: http://i32.tinypic.com/6t05y1.jpg
il primo numero Indica la tipologia di allevamento .
0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all’aperto, con
vegetazione)
1 = all’aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all’aperto, con
vegetazione)
2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA o
SABBIA) – CAPANNONI PRIVI di FINESTRE e luce sempre accesa !
3 = IN GABBIA (25 GALLINE per m2 in POSTI che OFFRONO 15 cm .per GALLINA) – Una SCATOLA di SCARPE per TUTTA la LORO VITA .

Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T” Italia).
Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione.
Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l’allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l’uovo.
Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l’identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell’allevamento nei quali esse “soggiornano”.
Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all’aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.

NON ACQUISTATE UOVA CODICE 2 e 3

DA DIFFONDERE A TUTTI I VOSTRI CONTATTI
Gustose le uova marce…vero ?
Come non le avete mai mangiate ? Siete sicuri ? leggete un po’ sotto…

“Non solo panettoni e pandori, ma quasi tutti i prodotti alimentari preparati impiegando OVOPRODOTTO; cioè quelli che tra gli ingredienti riportano: UOVA o POLVERE D’UOVO.
I Nuclei Anti-Sofisticazione hanno sequestrato TONNELLATE di uova marce, e posto sotto sequestro diverse aziende.
Queste aziende, acquisivano da altri imprenditori, UOVA MARCE CLASSIFICATE COME RIFIUTI SPECIALI, e dopo averle trattate con CLORO e ALTRE SOSTANZE CHIMICHE per nasconderne il puzzo ed abbatterne la carica batterica, le rivendevano come OVOPRODOTTO destinato alla produzione PER L’ALIMENTAZIONE UMANA.
La notizia è rimasta un solo giorno sui nostri media, le immagini proposte da TG3 Emilia Romagna mostrano uova piene di vermi, uova nere, o ricoperte di muffe, o contenenti embrioni di pulcini.
Tutto veniva macinato (gusci, spore e sporco sui gusci compresi), pastorizzato, corretto con sostanze chimiche IL CUI USO E’ PROIBITO NELL’ALIMENTAZIONE UMANA e quindi venduto, come OVOPRODOTTO ad altre aziende che lo impiegavano per la confezione di PASTA, PRODOTTI DA FORNO, BASI PER GELATERIA e molto altro.
Le indagini dei NAS sono durate DUE ANNI, nel corso dei quali le abitudini criminali di queste aziende, con ramificazioni in altri stati europei, hanno prodotto e smerciato tonnellate di ovoprodotto; non si ha notizia di quando questa rete di azienda abbia cominciato la TRUFFA.

Secondo gli Istituti di sanità e zooprofilassi di Lombardia ed Emilia Romagna, i prodotti confezionati con questa sostanza sono PERICOLOSI PER LA SALUTE. Dagli esami di laboratorio emerge che l’ovoprodotto, oltre alle SOSTANZE CHIMICHE ESTRANEE, conteneva anche delizie quali CADAVERINA e PUTRESCINA; secondo i sanitari il miscuglio è in grado di provocare ALLERGIE SCONOSCIUTE, MALATTIE e anche LA MORTE in alcuni casi.
Considerato il volume della produzione, e la sua durata nel tempo, QUASI SICURAMENTE CIASCUNO DI NOI HA GIA’ MANGIATO PRODOTTI CONTAMINATI.
Al sequestro delle aziende che producevano questo veleno, NON E’ SEGUITO ALCUN SEQUESTRO DEI PRODOTTI ALIMENTARI NEI QUALI E’ STATO IMPIEGATO.
Fino ad ora la notizia è stata interpretata con la dovuta gravità solo da alcune grandi aziende che hanno affermato l’assoluta sicurezza dei loro sistemi di controllo. NON SI CONOSCE IL NOME DI ALCUNA AZIENDA CLIENTE !
Non solo panettoni e pandori, ma quasi tutti i prodotti alimentari preparati impiegando OVOPRODOTTO; cioè quelli che tra gli ingredienti riportano: UOVA o POLVERE D’UOVO.

NESSUNA AZIENDA ALIMENTARE HA DICHIARATO ESPLICITAMENTE DI NON ESSERE MAI STATA CLIENTE DELLE AZIENDE INCRIMINATE, almeno fino ad ora.

A oggi, NESSUNA AZIENDA HA DICHIARATO DI AVER DISPOSTO IL RITIRO DAL MERCATO DI ALIMENTARI PREPARATI USANDO QUESTO VELENO, né tale misura è stata disposta da alcuna autorità, tace la magistratura, TACE IL MINISTERO DELLA SANITA’.

Sugli scaffali dei negozi sono quindi sicuramente in vendita TONNELLATE DI PRODOTTI ADULTERATI, e forse la notizia non viene diffusa con la dovuta enfasi PER NON ROVINARE LE VENDITE NATALIZIE.

FATE ATTENZIONE ! L’ACQUISTO DI QUALSIASI PRODOTTO CONTENTE UOVA TRA GLI INGREDIENTI, E’ DA CONSIDERARSI PERICOLOSO PER LA SALUTE FINO A CHE NON SI AVRANNO ULTERIORI NOTIZIE !!!!!!!!!

L’ELENCO DELLE AZIENDE POSTE SOTTO SEQUESTRO:

Fattorie Caiconti (Forlì – Cesena)
Biovo (Treviso)
Uovadoro (Verona)
Volcar (Verona)
Angonova (Cuneo)
Agricola Tre Valli (Verona)
Fattorie Guglielmi (stabilimento a Mantova, sede legale a Forlì)
Bionature Agroalimentari (sede legale a Ravenna, stabilimenti a Torino e Cuneo).

A dispetto della ragione sociale Biovo e Bionature non producono uova da allevamento biologico !

Questo articolo è stato girato anche attraverso e-mail e pare sia tratto dal TGcom (ma il link non rimanda ad alcuna pagina) ciò però non sta a significare che tutto quello che è scritto non sia vero. Anzi la situazione, come avete letto, è abbastanza allarmante, anche perchè i media non ne parlano. In ogni caso, ho trovato diversi altri siti che ne parlano e ve ne posato alcuni:

http://news.google.it/news?svnum=10&hl=it&…tte&sa=N&tab=in
o pagine della greenplanet

In ogni caso…
Le ditte che usavano le uova marce non lo sapremo mai, perchè come si dice nel sito di saponari (http://www.marcellosaponaro.it/home/primopiano/uova_marce):
“… Le aziende coinvolte non sono infatti aziende confezionatrici di prodotti finiti ma fornitrici di queste. Essendo, finalmente, sotto sequestro non possono più “smerciare” il loro prodotto marcio. Purtroppo non sapremo molto facilmente se l’hanno fatto in passato e a quali aziende…”.

In molti prodotti (come i biscotti e la PASTA) troviamo scritto tra gli ingredienti: “tracce di uova”…
Sta a significare che hanno usato ovoprodotti ?
Se è così di sicuro ne abbiamo mangiate a tonnellate di uova marce…
Quindi prima di comprare i prodotti… a mio giudizio…. bisognerà pensarci un po’ su e sperare che in futuro non ci siano emulatori di queste imprese.

Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

ALLEVAMENTI INTENSIVI (culla di malattie)

Le concentrazioni di animali e le scarse condizioni igieniche sono terreno fertile per le epidemie.
Di Oscar Grazioli – tratto da “LIBERO” 8 MAGGIO 2003

Visto che abbiamo scritto del potenziale pericolo rappresentato dal virus dell’influenza che sta mietendo milioni di vittime – pennute per il momento – in Italia, Olanda e Belgio, cominciamo questo viaggio negli allevamenti intensivi, di polli da carne, tacchini e ovaiole, ovvero nel settore avicolo.
La cecità di una zootecnia che fa dell’intensivismo il proprio fine non solo è moralmente inaccettabile per i disagi, se non torture, causati agli animali, ma mette in serio pericolo la nostra sopravvivenza.
Virus batteri e protozoi di solito hanno delle barriere di specie. Questo vuol dire che il tal virus colpisce la tal specie e non l’altra. Tutto questo vale fino a quando l’uomo non crea le condizioni che consentono il “salto di barriera”.

L’enorme concentrazione di animali in pochi chilometri quadrati, una spinta produttiva che non ha confini e che implica l’uso di genetiche distorte e di trattamenti antibiotici e ormonali, il pullulare di agenti virali più o meno attenuati sotto forma di vaccini, sono condizioni che favoriscono l’aggressività degli agenti patogeni verso altre specie. Se poi questi organismi trovano un’elevata concentrazione di uomini in scarse condizioni igieniche, ecco creato il terreno fertile per le grandi epidemie.

Una gallina in natura, come sa ogni contadino, d’inverno fa pochissime uova semplicemente perché la giornata è corta e manca la luce che stimola l’organismo ad ovulare. Oggi le galline ovaiole, stipate in allevamenti da cinque piani di gabbie con una superficie inferiore al mezzo metro quadrato per tre soggetti, arrivano a produrre quasi 300 uova in 356 giorni di vita.

Immaginate un capannone di 60mila ovaiole dove la luce viene fornita per 16/17 ore al giorno, dove bisogna avere un montacarichi per andare a vedere cosa succede ai piani alti, dove gli animali devono mangiare 118 grammi di mangime al giorno, dove tutto è perfettamente programmato perché escano in una giornata 55mila uova, tutte con lo stesso colore del guscio e del tuorlo. Le macchine da Formula 1 sono uno scherzo al confronto. Questi sono i veri bolidi: organismi che il triangolo genetica, ambiente, alimentazione cerca di sostenere allungando a dismisura i propri lati.

I rami troppo lunghi, però, si spezzano e nelle maglie di queste macchine geneticamente sublimi per capacità riproduttiva s’infilano piccoli esseri che fanno uscire di strada. I Mycoplasmi, i batteri, i virus. Sapete quante vaccinazioni vengono effettuate da quando un pulcino nasce fino a 120 giorni di vita, quando la pollastra diventa gallina e produce il primo uovo ? Venti più o meno. Tre delle quali entro due ore da quando il pulcino ha abbandonato l’uovo in incubatoio.

Se le galline piangono, i polli da carne all’ingrasso e i tacchini non ridono. Anni fa un’azienda estera che forniva tacchini sbagliò una linea genetica. I tacchini all’ingrasso crescevano con incrementi ponderali eccezionali, con indici di conversione che promettevano soldi a palate. Avevano dimenticato che per sopportare certi pesi ci vuole uno scheletro adatto e un baricentro preciso. I tacchini, oltre un certo peso, si sbilanciavano in avanti e le zampe si piegavano fino a quando il volatile non si muoveva più. Oggi riescono a muoversi (a gambe un po’ divaricate, come cow boy) pur raggiungendo, i maschi i 20 chili di peso a poco più di tre mesi d’età e con uno spazio equivalente a due mattonelle a disposizione.
I polli da carne (broiler) hanno subito una spinta genetica analoga. Ormai si mandano alla macellazione femmine di 35 giorni d’età (immaginate che carne squisita) e maschi di 50 giorni del peso mostruoso di oltre tre chilogrammi di carne.

Dove vogliamo arrivare signori? Alla macellazione del pulcino il giorno dopo che è nato? Possibile forse, ma non mi auguro di vedere quel giorno. Ho già visto abbastanza mostri.

Più che mucche spugne da latte – Animali spremuti come macchine negli allevamenti intensivi di bovini
Di Oscar Grazioli – Tratto da “LIBERO” – 10 MAGGIO 2003

Il viaggio nella “follia zootecnica” continua con i bovini, altro caposaldo dell’allevamento intensivo nel nostro paese.

Avete idea di quante volte partorisce una vacca allo stato naturale ? Almeno sette volte. Nell’allevamento intensivo dove la vacca da latte ormai non è più bovino, ma un’unica immensa spugna che si chiama mammella, il tasso di rimonta è del 30 per cento. Vi spiego in soldoni che cosa significa. Significa che una vacca partorisce tre volte nella vita non di più. Perchè ? Semplice. L’esasperata produzione di latte non le permette di partorire altre tre volte.
Non ce la fa proprio. Dopo tre parti è “spappolata”, roba da macello. Il suo patrimonio genetico è come una molla possente che la spinge a produrre latte, e basta.

Oggi le vacche non sono più tutte legate alla catena come una volta, ma non lasciatevi ingannare da questa cortesia umana. Cento quintali di latte in dieci mesi sono circa 30-35 litri di latte al giorno per 300 giorni.
Se non è la Ferrari di Shumi sarà la Renault di Alonso. Basta un piccolo trauma sulla mammella o l’azione della mungitrice sui capezzoli usurati ed è la mastite, ed è il macello, perchè la vacca è la sua mammella. Le articolazioni sono talmente fragili che guai a scivolare, non si alza più. Ed è il macello.

A sentire parlare di Afta, l’allevatore più mangiapreti si fa il segno della croce. Una tragedia. Migliaia di vacche con la febbre ed eruzioni sulla lingua. Il bianco latte che non sgorga più da bestie che non possono mangiare per diversi giorni.
Abbattimenti di massa, piani d’emergenza. Nelle pampas argentine il vaquero a sentire parlare di afta sorride. Arriva, fa star male, fa morire qualche capo e poi se ne va come è arrivata. Poco più che un’influenza in Islanda.
Mai sentito che il popolo islandese è a letto con l’influenza e le scuole sono chiuse? Mai, almeno io.

L’afta fa paura a chi tiene milioni di mammelle concentrate in capannoni, una di fianco all’altra, sperando che ogni giorno dalla spugna esca più latte. Provate a pensare diversamente. Meno latte, più spazio, più parti, più vitelli e alla fine più carne senza ricorrere all’importazione di vitelloni. Troppo facile.

L’abominio totale si raggiunge con la produzione di vitelli a carne bianca. Negletti dai proprietari della madre (tanto, dopo una dozzina di giorni vengono venduti, magari dalla Polonia all’Italia), non assumono il colostro, ovvero il primo latte che gli donerebbe anticorpi nei confronti delle malattie. Arrivano nei luoghi dove vengono ingrassati, indeboliti e disidratati, per cui devono essere trattati subito con antibiotici e reidratanti. Pesano 40 chilogrammi e devono arrivare a 240 chili di peso con una carne bianca candida. Via il ferro allora, ma senza ferro non si vive.
Allora dategli un po’ di ferro, ma poco, il minimo e che sia poco assorbibile. Dategli da mangiare beveroni di acqua e latte in polvere in uno spazio di 1,6 metri quadrati per un vitello di 150 chili. Fortuna che hanno vietato le gabbie dove venivano allevati singolarmente. Adesso vanno a gruppetti nei box, ma non i primi 15 giorni, quando vengono legati con le catene uno ad uno perche’ altrimenti come si fa a controllare chi ha mangiato due litri di beverone e chi mezzo litro ?

Naturalmente, inutile dire che gli animali indeboliti dai viaggi, dalla mancanza di colostro, da un’alimentazione innaturale per un ruminante sono soggetti ad infezioni virali (Herpesvirus dell’IBR) e batteriche (Pasteurelle, Bordetelle) che li portano spesso a morte. E tutto questo per avere cosa? Carne dietetica? Il vitellino che il pediatra indica alla mamma ?
Ormai è ampiamente dimostrato che la carne di questi animali ha un contenuto di grassi e colesterolo uguale a quello del tacchino e del pollo. In più talvolta si trova la sorpresina di vedere lievitare le tettine dei propri bambini.
E allora ? Il vero problema è che dobbiamo smaltire le scorte eccessive di latte in polvere prodotto, a livello europeo, dalle immense mammelle di cui sopra. Non mettetevi a ridere. C’è solo da piangere.

Suini in batteria, bombe biologiche
Allevati in spazi angusti, sviluppano malattie pericolose anche per l’uomo
By Oscar Grazioli – Tratto da “LIBERO” – 11 MAGGIO 2003

Siamo giunti alla fine del viaggio all’interno di quella che abbiamo chiamato la “Follia della zootecnica”.

Chi ha seguito l’inchiesta si è reso conto di quali “mostri” zootecnici l’uomo abbia creato manipolando il triangolo della vita animale: genetica, alimentazione, ambiente. Il tacchino da 21 chili in 3 mesi e la vacca da 120 quintali da latte all’anno sono ormai macchine, bolidi lanciati a folle velocità verso traguardi sempre più eccitanti.
Solo trent’anni fa una scrofa in allevamento intensivo era in grado di produrre tredici suinetti all’anno.
Oggi siamo a ventidue ( i francesi, la cui grandeur è nota, vanno fieri di arrivare a ventotto). Questo ha obbligato gli allevatori ad un carico di animali per metro quadrato impensabile e a trovare nuovi spazi dove collocare i neonati, quelli in svezzamento e quelli all’ingrasso.

Naturalmente le scrofe devono avere sufficienti “rubinetti” per alimentare questo ben di Dio. Se hanno meno di 14 tettine sono fuori dal giro, non vengono iscritte al libro genealogico. Ma come abbiamo già imparato, la natura non sta a guardare inerme. Quando tutti gli ambienti sono stracolmi di suini e suinetti, che sembrano una manna inviata dal cielo, arriva chi guasta la festa. Accanto alle malattie tradizionali, già difficili da tenere a bada, prendono posto patologie la cui natura è ancora da determinare con certezza. La Pirs, il morbo blu., forse causato da un Circovirus, forse no.
Nessuno ancora lo sa di preciso, come nessuno sa di preciso quali e quanti microrganismi siano alla base della Sars.
Ci difendiamo dietro sigle, acronimi, termini come “idiopatico” (se sentite il termine toccate ferro, perche’ vuol dire che di quella malattia non si è ancora capito un bel niente). Fatto sta che cominciano gli aborti nelle scrofe, mortalità elevate nei suinetti, malattie che non rispondono a nessun antibiotico e a nessun presidio medico.

Rispondono stranamente ad una sola manovra. Diminuire il carico di animali. In altri termini, l’allevatore che possiede ambienti più spaziosi, confortevoli e vi immette un minor numero di animali vede scomparire morbi blu, Pirs e quant’altro senza alcuna cura. Chi alleva i suinetti all’aperto con possibilità di parchetto esterno vede i virus sparire misteriosamente. Magicamente la produzione, che doveva diminuire, aumenta grazie al minor numero di animali. Un paradosso ?
No, una semplice regola che si dovrebbe insegnare a scuola, assieme all’alfabeto.
Le grandi epidemie esplodono là dove ci sono concentrazioni elevate di organismi e scarsi livelli d’igiene.
Poi si propagano in lembi sempre meno aggressivi, man mano che il numero di vittime da colpire si dirada, per poi fermarsi.

L’uomo è già sufficientemente impegnato a combattere guerre su molteplici fronti, guerre che talvolta sembra ostinatamente volere perdere. Nell’ultimo ponte festivo in Italia 230 persone sono morte e 600 sono rimaste ferite in modo più o meno grave. Grosso modo il bilancio della Sars, a livello mondiale.
Non riusciamo a fermare queste stragi e, contenti, ce ne andiamo a cercare altre, giocando allegramente a poker con le regole della natura.
Ricordiamoci che il maiale, assieme al pollo (e al cavallo) è in grado di ospitare il virus dell’influenza e costituisce uno dei grandi reservoir dove questo poliedrico virus muta, cambia pochi atomi della sua struttura, per trasformarsi in una piaga biblica che in passato abbiamo chiamato Spagnola o Asiatica. Speriamo di non doverle trovare un nome per il prossimo futuro.

La conclusione di questo viaggio non è la richiesta di invertire la marcia. Sarebbe impossibile ed estremamente pericoloso. Quando si viaggia su un’autostrada invertire la marcia è una follia. E’ sufficiente diminuire la velocità ed osservare le distanze di sicurezza. Il benessere degli animali non è solo un problema morale nei loro confronti.
Se proprio vogliamo sovvertire qualsiasi elementare regola che la natura ci insegna, nessuno lo può impedire, come nessun uomo può impedire alla natura di cambiare improvvisamente le regole del gioco trasformando un microrganismo innocuo in un nemico mortale, dotato della forza di “saltare l’ostacolo”. E allora il gioco si fa duro e non diverte più.

Commento NdR: Una delle peggiori conseguenze degli allevamenti intensivi e’ purtroppo l’utilizzo di Vaccini per animali, i quali indeboliscono immunitariamente anche gli animali (come gli uomini) rendendoli facilmente malati, i quali poi una volta ammalati vengono “curati” dai veterinari allopati, con i farmaci che “se” alle volte fanno scomparire i sintomi, SEMPRE intossicano l’animale e lo rendono ancora piu’ debole !

Dai Vulcani e dalla Lava, carica di Silicio, si trae un ottimo concime per l’agricoltura; le piante (di qualsiasi tipo) divengono piu’ sane, cioe’ non vengono facilmente attaccate dalle malattie, sono piu’ belle, ed i loro frutti piu’ odorosi e saporiti ! questo e’ cio’ che la natura ha messo a ns disposizione e che le multinazionali della chimica e dei farmaci e vaccini, hanno nascosto per vendere i loro veleni pericolosi per l’uomo, il regno animale e quello vegetale.

Molti allevatori stanno iniziando ad alimentare i loro animali con questi vegetali coltivati con questi concimi naturali, ed hanno dimostrato che i loro animali sono molto piu’ sani (non utilizzano farmaci nei loro allevamenti), piu’ vivaci e piu’ belli ed a minore tenore di grassi nell’organismo ( -4%).

Quando avete un allevamento con animali malati chiedetevi:
Avete mai pensato che potreste avere degli animali malati fin dalle loro origini; gli animali da chi li avete acquistati per iniziare il vs. allevamento ? perche’ TUTTI gli animali oggi venduti da decenni dagli allevatori piu’ o meno importanti, sono malati fin dalla loro “nascita-produzione”, perche’ frutto di selezione naturale e/o artificiale, che immunodeprimono anche gli animali stessi, per di piu’ essi vengono vaccinati e quindi la loro immunita’ si affievolisce ad ogni generazione di animali vaccinati e sono quindi intossicati da proteine pericolose.
Gli animali che avete nel vs insediamento sono autoctoni ?
Negli allevamenti Naturali, OCCORRE SEMPRE utilizzare gli animali autoctoni (adatti al luogo ove e’ insediato l’allevamento) SOLO essi hanno la loro salute naturale ed originale.

Inoltre occorre alimentare il Terreno circostante ove essi pascolano e/o razzolano con l’Humus adatto e preparato in modo da fornire alle radici dei vegetali in essi presenti, l’apporto energetico ed organolettico necessario affinche’ anche le piante, le erbe che crescono e/o le granaglie coltivate, siano biologicamente sane ed adatte all’alimentazione umana ed animale, solo cosi’ gli animali si rafforzano e rimangono indenni dalle malattie (aggressione di parassiti compresi).

Le CONFESSIONI INTIME degli ALLEVATORI
Le critiche più dure alla medicina e ai farmaci arrivano, come ben sappiamo, dall’ambiente medico
Le critiche più dure alla medicina e ai farmaci arrivano paradossalmente dai medici più bravi e famosi.
Se tutte le medicine venissero gettate per magia in fondo al mare, assisteremmo alla salvezza dell’umanità, ma anche alla disperazione dei pesci, non è indiscrezione raccolta in ambito salutistico-naturale, né farina di qualche arrabbiato mangia-medici o mangia-farmacisti.
Il suo autore è il dr Oliver Wendell Holmes (1809-1894), celebre professore di anatomia e fisiologia ad Harvard, nonché fondatore della Supreme Court of Justice americana.
Quella frase venne pronunciata quando i farmaci erano tutto sommato pochi in numero ed incisività.
Se Holmes rivivesse nei tempi nostri, invasi come siamo da indecenti piani vaccinatori, da 50 mila diversi farmaci che scandalizzano e schifano gli stessi medici e gli stessi farmacisti, non riusciamo nemmeno ad immaginare le parole e i toni furibondi che il dr Holmes adotterebbe per la circostanza.

La verità dunque è sempre da ricercarsi tra i protagonisti prima ancora che tra i critici esterni.

Le critiche più micidiali al latte arrivano dall’ambiente caseario
Le critiche più micidiali al latte, arrivano paradossalmente ed inavvertitamente, dai casari più responsabili, come quelli del latte australiano Paris Creek i quali, nell’ovvio tentativo di distinguere il proprio latte di qualità, e di salvarlo dal disastro della melammina, hanno elencato in modo franco e spietato le caratteristiche vergognose del latte comune in circolazione nel mondo intero.
Per noi vegani ed animalisti, l’intero commercio del latte è qualcosa di assurdo, di vergognoso, di umiliante, di beffardo.
Un castello di carte false e fasulle, che continua a stare in piedi solo grazie a un cumulo di menzogne, a un giro di alleanze e corruzioni, a una rete di inganni e di ignoranza, a una trama infernale di supporti politici, governativi e mediatici.
Ma anche volendo entrare nella mentalità deforme e zoppa del carnelattismo, lo schifo e l’avversione non sono di molto minori, per quanto sta avvenendo, per il livello di irresponsabilità e di broglio che si gioca sulle teste della gente, e soprattutto del mondo infantile, dei ragazzi e degli adolescenti, che sono le vittime più dirette (oltre che i poveri animali coinvolti in questa Shoah mondiale chiamata Allevamento bovino).

Cosa ha dunque il Paris Creek Milk, che il latte normale non ha ?
Cosa ha dunque di speciale il Paris Creek, per costare 5 volte di più del latte normale ?
Non contiene additivi, aromatizzanti, addensanti, latte in polvere scadente.
Non contiene ovviamente melammina, e nemmeno urina di mucca.

Non contiene latte OGM, residui di ormoni sintetici per aumentare resa-carne e resa-latte, antibiotici, residui di mangimi inorganici e di vitamine sintetiche.
Non è stato sottoposto a processi di omogeneizzazione e di UHT (ultra-high temperature), operazioni che abbassano la vitalità del latte e interferiscono col suo valore nutrizionale, riducendo l’assorbimento di vitamina A e D.
Ha solo 14 giorni di vita, e viene sottoposto a una leggerissima pastorizzazione, per fargli ritenere freschezza ed energia vicine a quelle del latte appena munto.
E’ più ricco di vitamina E, di Omega3, di carotene, di antiossidanti, di calcio e di acido linoleico.
E’ prodotto da mucche organiche le quali producono la metà di latte al giorno, rispetto alle mucche normali.

Più intensa è la mungitura e più alto è lo stress. Ne consegue una maggiore debolezza degli animali, che si ammalano più in fretta e richiedono urgenti cure antibiotiche, integrative, vitaminiche, farmacologiche, ormonali, tutte cose che finiscono per inquinare ed avvelenare pesantemente il latte normale in commercio.
Da noi le mucche sono persone trattate in modo attento e umano, non ergastolane legate a una catena e private mostruosamente di verde, di sole e di movimento, conclude l’allevatore di Melbourne.

Le critiche più devastanti all’industria dei salumi arriva proprio dai porcili
Le critiche più dure al prosciutto, allo zampone e alla pancetta arrivano paradossalmente dagli stessi allevatori di suini, come riporta il testo Diet for a New America di John Robbins.
Sono animali intelligenti, gentili, puliti, amichevoli, a patto solo di dargli un minimo spazio vitale e di alimentarli col cibo giusto.
Purtroppo non possiamo permetterci di trattarli bene. Queste stalle moderne, che abbiamo comprato con grossi sacrifici, costano molto.
E alla fine siamo costretti a metterceli dentro uno sopra l’altro in condizioni impossibili, e a dargli da mangiare le peggiori porcherie immaginabili, conclude Robert, un primo allevatore americano contattato.

Conosco a memoria le mie personali manchevolezze
Il secondo, apparentemente più scorbutico, tratta l’intervistatore con degli insulti e delle imprecazioni.
Ma poi si pente, e torna sui suoi passi. Scusami se ti ho mandato a quel paese.
So benissimo che, da animalista quale sei stai facendo al meglio il tuo lavoro, e cerchi persino di farmi capire che è sbagliato quanto sto facendo e come lo sto facendo.
Il problema è che a indispormi non è tanto la tua ovvia posizione anti-carne, quanto la pretesa di insegnare a me cose che io già conosco cento volte meglio di tutti voi, vivendo da anni in mezzo ai suini.
Conosco a memoria i miei difetti e le mie manchevolezze. Non c’è alcun bisogno che tu venga a raccontarmeli.
I maialini sono gli esseri più civili esistenti sulla Terra

Questi maialini, questi animali che noi tutti immaginiamo sempre come prosciutti viventi, sono davvero delle creature magnifiche, dal carattere eccezionalmente buono e socievole.
Sono meglio di noi uomini, vegetariani e macellai messi assieme. Non offendono e non feriscono nessuno.
Sono gioiosi, giocherelloni, leali, affezionati.
Probabilmente sono gli esseri più civili esistenti sulla Terra.
Mentre noi li trattiamo come, come …
Non so nemmeno trovare la parola giusta (e a quel punto si passa la manica sugli occhi).
Nessun criminale e nessun serial killer al mondo meriterebbe il trattamento che stiamo riservando a queste pacifiche bestiole.

I veri maiali siamo noi umani
Il dramma è che non sappiamo nemmeno noi cosa fare. E’ una vergogna, una terribile vergogna.
Siamo schiavi e prigionieri di questa attività sporca e malandrina.
Vuoi sapere una cosa ? I veri maiali siamo noi.
A volte vorrei andare sotto terra dal disprezzo che provo per me medesimo, e per la società cui appartengo.
Non ho alcun bisogno di essere criticato dall’esterno.
Non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio per la ripugnanza che provo nei riguardi di me stesso.
Gli diamo persino da mangiare la loro stessa cacca, mescolata ovviamente con antibiotici, sulfamidici e altre schifezze da laboratorio.

Non ci sono alternative a tutto questo.
O fai così, e riesci a guadagnare la pagnotta, o ti arrivano gli scagnozzi dello sceriffo a pignorare la casa.
Il fatto è che ho troppi anni per cambiare mestiere, e non saprei fare altro che l’allevatore.
Ho pensato anche di passare al tacchino o allo struzzo,ma non c’è grande differenza. Purtroppo, non è che cambiando animali si risolva qualcosa. Più o meno è sempre la solita minestra.

Le peggiori frecciate alla pollicoltura arrivano da un ex-allevatore avicolo
Bruno è un ex-allevatore avicolo del Nord Italia.
Si è presentato da me dicendomi che ha vissuto in prima persona l’inferno in terra e che, dopo anni di indicibili e drammatici conflitti interiori, ha avuto la forza e la determinazione di saltarne fuori.
Oggi è un uomo di cinquanta anni, carico di recriminazioni e di rimorsi, ma finalmente leggero, libero, felice e rispettoso di se stesso.
Tuttora non riesce a capacitarsi come abbia potuto vivere in quel modo, di come abbia potuto causare tanta assurda e inutile sofferenza a milioni e milioni di esseri viventi rispettabili e civili chiamati polli o galline.

Fare gli allevatori è una bestemmia all’intelligenza umana
Producevo oltre un milione di capi/anno.
Allevare polli nelle modernissime e computerizzate stalle di oggi non è un’attività industriale e commerciale umana, ma un’autentica bestemmia all’intelligenza umana.
Una bestemmia al buon senso, all’etica, all’ambiente, alla nutrizione, alla salute.
Quando ero partito all’inizio, c’era l’entusiasmo e la voglia di guadagnare dignitosamente la vita per me e la mia famiglia, di far quadrare il bilancio, di crescere e progredire.
Ma mi accorsi che tenere in piedi tale struttura causava in me drammi e conflitti di ogni tipo.
Avevo gli incubi di notte e non riuscivo nemmeno a riprendere sonno.
Mi stavo ammalando di un male oscuro. Probabilmente quello che porta direttamente al cancro.
In ogni caso, sarei finito molto presto in un reparto psichiatrico.
Dovevo per forza saltarne fuori.

Le sensazioni di un’anima in pena. Quale è il vero bestiame ?
Ero un’anima in pena.
Andavo pure alle riunioni di categoria. Scrutavo negli occhi i miei colleghi.
Ascoltavo i loro discorsi con attenzione, cercando di capire se pure loro avevano gli stessi dubbi e gli stessi conflitti che io covavo.
Incontravo esponenti politici e persino ministri e autorità.
Socialmente parlando, ero un rispettato imprenditore agricolo, possedevo uno status e un’azienda modello nel settore avicolo.
Facevo comunque parte integrante del mondo degli allevatori di bestiame.
Già la parola mi faceva venire i brividi.
Quale era poi il vero bestiame ? Quello degli allevatori a due gambe come me, o quello degli animali piumati e dei quadrupedi, sottoposti alle pianificazioni farabutte di rispettati e legali assassini ?

I discorsi e le messe in scena del ministro e delle varie autorità
Chiamiamole pure considerazioni pazzesche e paradossali.
Chiamiamoli pure cattivi pensieri o folletti della fantasia.
Fatto sta che, mentre sentivo i discorsi ufficiali del ministro, del sindaco, dell’assessore, più citavano numeri, percentuali di crescita, prospettive di sviluppo, piani di rafforzamento del settore, e più rimbombavano forte nella mia mente i contrasti, le incongruenze, la dissidenza, la ribellione.
Sentivo che tutte le parole e tutti i discorsi contenevano una marea di scemenze e di retorica.
Avevo la netta sensazione di trovarmi in un teatrino degli orrori, nel mezzo di una sinistra e stonata messa in scena che per sbaglio e mio malgrado, mi includeva impropriamente tra i protagonisti.
Ma alla fine dell’incontro, mi comportavo come i fedeli che si fanno il segno di croce e dicono Amen alla fine della santa messa, indipendentemente dai contenuti e dalla coerenza della predica sacerdotale.
E applaudivo l’oratore di turno, come facevano tutti.
Appartenevo a pieno titolo al mondo degli allevatori
Il mio ruolo, la mia persona, erano coinvolti in quel preciso ambiente.
Favevo parte integrante di quel mondo. Mi sentivo addosso funzioni che non erano le mie, vesti strane che mi stringevano, mi imbavagliavano e mi soffocavano.
Ero titolare di un’azienda avicola modello, classificata tra le migliori d’Italia.
Avevo fatto parte di missioni economiche e commerciali che mi avevano portato a visitare altri allevatori all’estero, notando come in Olanda la sporcizia e il marciume fossero ancora più elevati che da noi, e come negli USA si toccasse il massimo della sconcezza, con impianti totalmente privi di finestre, per cui le povere galline, nate nell’incubatrice, vissute senza aria e senza sole, finivano alla macellazione senza aver mai visto nemmeno il colore del cielo.

Appartenevo a pieno titolo al mondo degli allevatori.
Quelli che consumano ¾ dei cereali del mondo per trasformarli in mangimi animali mescolati a farmaci, antibiotici e ormoni.
Quelli che causano la deforestazione mondiale e la rovina dell’Amazzonia.
Quelli che tolgono il cereale integrale ai bambini affamati, ed anche a quelli del mondo cosiddetto civile, per darli a povere bestie da crescere in fretta e furia, torturare e sopprimere.
Quelli che emettono nell’atmosfera decine di volte più gas da effetto-serra delle automobili e degli impianti di riscaldamento.
Quelli che da una parte sterminano miliardi di creature al giorno, e che dall’altro mandano la gente nei reparti ospedalieri di oncologia e cardiologia.

Dai sogni qualitativi di gloria alla realtà concreta del vile denaro
All’esordio della mia attività, avevo in testa grandi progetti e magnifici propositi.
Intendevo non solo affermarmi economicamente nell’imprenditoria agricola, ma anche rendermi utile alla società offrendo alla gente, ai miei compaesani, ai miei connazionali, un prodotto di qualità.
Ma mi sono reso conto ben presto che tutto ciò era un’indegna montatura, una pia illusione personale.
Non era vero niente.

Alla fine, la regola inflessibile del mercato è che l’unico fattore motivante diventa sempre e solo il vile denaro.
La gente, tutta la gente che circola, studia e lavora, riposa e corre, legge e scrive, sta pure mangiando porcherie immonde, cariche di farmaci e medicinali.
Altro che carne bianca e carne leggera.
Gli animali di allevamento, dalle galline agli struzzi, dalle anatre ai conigli, dalle oche ai tacchini, dai maiali ai bovini, sono tutti sottoposti a indicibili ed insostenibili stress e sofferenze.
Tali bestiole morirebbero in breve tempo e non aumenterebbero comunque di peso, in tali condizioni.

Nessun animale di allevamento al mondo sta bevendo acqua pulita
Gli allevatori, dal primo all’ultimo, sono dunque costretti ad alimentarli in modo distorto, a trasformare queste creature in mostri e in robot, addizionando una precisa gamma di sostanze chimiche, ovvero di veleni che non vengono nemmeno metabolizzati dal corpo delle vittime, ma rimangono tali e quali all’interno del loro organismo, e continuano a fare danni enormi ai consumatori di quelle carni e di quei prodotti derivati dalle medesime.
Nessun animale al mondo, di allevamento intenso e forzato, sta bevendo acqua pulita.
Almeno il 60% dell’acqua che queste creature bevono è composto da tranquillanti, sulfamidici, cortisoni, antibiotici, ormoni della crescita.

La protezione di San Antonio e la protezione di Satana
San Antonio è il santo protettore degli animali, ma dev’essere andato in vacanza stabile in qualche altra galassia. Nessuno protegge queste creature.
Ci pensa Zaia a proteggerli, garantendogli una perfetta continuazione.
E’ venuto il terremoto in Abruzzo ? Prima si rimettono in ordine le stalle e poi, eventualmente, le case e le scuole.
Pure gli allevatori hanno dei santi protettori.
E’ anche giusto. Pentiti come me, o Non-Ancora-Pentiti come tanti altri, siamo tutti esseri umani.

Anche i ladri e i malfattori sono esseri umani.
Anche i consumatori di pollo e di prosciutto sono esseri umani.
E’ probabile che anche gli assassini abbiano un loro santo protettore. Beatificazione generale per tutti.
Vuol dire che alla fine i pochi bipedi bravi, sensibili ed emancipati dal circolo vizioso della violenza, della strage, degli orrori, dovranno ricorrere alla protezione di Satana, o dei peggiori diavoli dell’inferno.
Un ambiente lercio e insano. Un’attività ingrata e immonda, basata tutta su costi e ricavi.
L’ambiente fisico dell’allevamento avicolo è paragonabile a un girone infernale dantesco.
Tutto costi e ricavi, tutto somme e sottrazioni, tutto guadagni e perdite, assolutamente niente altro.
D’accordo, la gente deve pur sopravvivere.

Ma ci dovrebbero essere dei limiti alle nefandezze.
Il bello è che non sono solo gli animali innocenti a soffrire le pene di Belzebù.
Gli stessi allevatori, per gioco o nemesi del destino, subiscono i contraccolpi micidiali di questa ingrata e immonda attività.
Per produrre i miei polli ruspanti, dovevo fare i turni di notte, nell’umidità più sporca e più lercia, su pavimenti inzuppati di acqua lurida, di escrementi e veleni.
Ed è proprio di notte che, all’impietosa illuminazione elettrica, si individuano in dettaglio quelle cose che di giorno sfuggono.
L’ambiente è così carico di ammoniaca e di gas tossici di vario tipo che non si riesce a vedere oltre pochi metri di distanza.
Si notano tutte le polveri sottili che circolano nell’aria.
Quelle che alla fine del turno trasformano il tuo respirare in un rumore frusciante simile a un sibilo tubercolotico.

Nessuno che chieda alle galline: Ragazze come state ?
Il giorno dopo arrivano pure i controlli sanitari.
Veterinari e funzionari dell’igiene non mancano.
Osservano le gabbie e vedono che tutto è in regola.
Danno un’occhiata al sistema computerizzato, che regola il flusso di acqua e di mangime, e soprattutto il flusso dei prodotti chimici. Alla fine ti fanno grandi complimenti, e annotano sul loro registro la dicitura
“Impianto a regola d’arte e prodotto di denominazione controllata”.
Mica vanno a chiedere alle galline: Come state ragazze, in quelle confortevoli ed ordinate gabbie metalliche? Dieci per gabbia dev’essere magnifico, e non vi sentirete affatto sole e abbandonate. Avete fatto una bella passeggiata in cortile? Avete visto se oggi piove o splende il sole?
Dopotutto, quelle, il sole ce l’hanno in continuazione, e lampade illuminano e riscaldano l’ambiente senza sosta, così esse non perdono tempo a dormire o ad oziare, e non smettono di ingozzarsi e crescere di peso.
Nessuno che faccia la conta dei polli morti alla fine della giornata
Non vanno mica a conteggiare tutti i polli morti e morenti nelle gabbie superaffollate.
Tanto, quella è la banale normalità. Le ecatombi giornaliere sono tollerate.
Se ti muoiono tutte le galline della gabbia, o quelle di più gabbie, allora scatta l’emergenza della peste aviaria, e ti costringono a farle fuori tutte, per tacitare l’Ufficio Igiene.
Sfiancate da condizioni di vita impossibili ? Prive di calcio e di minerali veri, tutte in muta e senza piume ? Producono uova bianche e pallide, dal guscio malaticcio e buterrato ?
Poco male, gli si propina farina d’osso di seppia.
Ci sono poi fior di tecnici e ricercatori che studiano e sperimentano sostanze all’avanguardia, le quali rendono il guscio più accettabile dal punto di vista estetico, e il tuorlo all’interno più giallo ed accattivante.

Sostanze che danno pure più colore e sapore alla maionese in commercio, più gusto alle mortadelle miste di pollo e tacchino, che il mercato dimostra incredibilmente di gradire.
Finchè esiste al mondo gente ipnotizzata dalle devianti pubblicità dei falsari televisivi, nulla mai cambierà, con il plauso del ministro e le benedizioni del papa.
La verità è che gli animali di allevamento hanno un livello medio qualitativo infimo per chi crede tuttora, suo malgrado e sua disgrazia, nel valore nutritivo delle carni.
Siccome poi anche nel male c’è il peggio del peggio, gli animali più scadenti ed ammalati, che sono poi la maggioranza del gruppo, vengono riservati immancabilmente alle mense ospedaliere, alle mense scolastiche, alle mense militari, alle comunità religiose e ai carcerati.

Finchè esiste al mondo gente ipnotizzata dalla proteina e dalla carne, gente abbindolata dalle pubblicità televisive e dalle rubriche tipo Uno Mattina, Gusto e La Prova del Cuoco, gente disposta ad addentare carogne e cadaveri, gente disposta a trangugiare brodaglie di urina e putrescina, c’è ben poco da sperare.
Le cose continueranno ad andare avanti nella medesima direzione, con soddisfazione del ministro delle politiche agricole e il plauso della Coldiretti, e le benedizioni del prete, del vescovo e del papa.

By Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

Le concentrazioni di animali e le scarse condizioni igieniche sono Terreno fertile per le epidemie.
Visto che abbiamo scritto del potenziale pericolo rappresentato dall’epidemia dell’influenza che sta mietendo milioni di vittime – pennute per il momento – in Italia, Olanda e Belgio, cominciamo questo viaggio negli allevamenti intensivi, di polli da carne, tacchini e ovaiole, ovvero nel settore avicolo.
La cecità di una zootecnia che fa dell’intensivismo il proprio fine non solo è moralmente inaccettabile per i disagi, se non torture, causati agli animali, ma mette in serio pericolo la nostra sopravvivenza.
Virus batteri e protozoi di solito hanno delle barriere di specie. Questo vuol dire che il tal virus colpisce la tal specie e non l’altra. Tutto questo vale fino a quando l’uomo non crea le condizioni che consentono il “salto di barriera”.
L’enorme concentrazione di animali in pochi chilometri quadrati, una spinta produttiva che non ha confini e che implica l’uso di genetiche distorte e di trattamenti antibiotici e ormonali, il pullulare di agenti virali più o meno attenuati sotto forma di Vaccini, sono condizioni che favoriscono l’immunodepressione e l’aggressività degli agenti patogeni verso altre specie. Se poi questi organismi trovano un’elevata concentrazione di uomini in scarse condizioni igieniche, ecco creato il terreno fertile per le grandi epidemie.

Una gallina in natura, come sa ogni contadino, d’inverno fa pochissime uova semplicemente perché la giornata è corta e manca la luce che stimola l’organismo ad ovulare.
Oggi le galline ovaiole, stipate in allevamenti da cinque piani di gabbie con una superficie inferiore al mezzo metro quadrato per tre soggetti, arrivano a produrre quasi 300 uova in 356 giorni di vita.
Immaginate un capannone di 60mila ovaiole dove la luce viene fornita per 16/17 ore al giorno, dove bisogna avere un montacarichi per andare a vedere cosa succede ai piani alti, dove gli animali devono mangiare 118 grammi di mangime al giorno, dove tutto è perfettamente programmato perché escano in una giornata 55mila uova, tutte con lo stesso colore del guscio e del tuorlo. Le macchine da Formula 1 sono uno scherzo al confronto.
Questi sono i veri bolidi: organismi che il triangolo genetica, ambiente, alimentazione cerca di sostenere allungando a dismisura i propri lati.

I rami troppo lunghi, però, si spezzano e nelle maglie di queste macchine geneticamente sublimi per capacità riproduttiva s’infilano piccoli esseri e tossine che fanno uscire di strada, i Mycoplasmi (funghi), i batteri, i virus (che sono solo proteine tossiche – NdR).
Sapete quante vaccinazioni vengono effettuate da quando un pulcino nasce fino a 120 giorni di vita, quando la pollastra diventa gallina e produce il primo uovo ? Venti più o meno. Tre delle quali entro due ore da quando il pulcino ha abbandonato l’uovo in incubatoio.
Se le galline piangono, i polli da carne all’ingrasso e i tacchini non ridono.
Anni fa un’azienda estera che forniva tacchini sbagliò una linea genetica. I tacchini all’ingrasso crescevano con incrementi ponderali eccezionali, con indici di conversione che promettevano soldi a palate. Avevano dimenticato che per sopportare certi pesi ci vuole uno scheletro adatto e un baricentro preciso.
I tacchini, oltre un certo peso, si sbilanciavano in avanti e le zampe si piegavano fino a quando il volatile non si muoveva più. Oggi riescono a muoversi (a gambe un po’ divaricate, come cow boy) pur raggiungendo, i maschi i 20 chili di peso a poco più di tre mesi d’età e con uno spazio equivalente a due mattonelle a disposizione.
I polli da carne (broiler) hanno subito una spinta genetica analoga.
Ormai si mandano alla macellazione femmine di 35 giorni d’età (immaginate che carne squisita) e maschi di 50 giorni del peso mostruoso di oltre tre chilogrammi di carne.

Dove vogliamo arrivare ? Alla macellazione del pulcino il giorno dopo che è nato ?
Possibile forse, ma non mi auguro di vedere quel giorno. Ho già visto abbastanza mostri.

Tratto da: http://digilander.libero.it/naturalmenteit…nsivo_polli.htm

La pianificazione per il futuro prossimo venturo:
Ora in tutto il mondo si stanno vaccinando anche e non solo centinaia e centinaia di milioni di volatili negli allevamenti (di tutti i tipi), cosi si preparano altre epidemie con i vaccini inoculati, per i prossimi anni, indebolendo, intossicando, ammalando quegli animali……. che serviranno da cibo per gli umani….
Mai pensato che i virus iniettati con i vaccini potrebbero passare anch’essi alla specie umana che si nutre di essi …? cosi si incrementa il mercato dei malati……. e si gestiscono bene con nuovi farmaci + nuovi vaccini e cosi via fino alla fine della specie…..
Ogni anno, circa 450 milioni di polli destinati al consumo di carne sono allevati in condizioni indescrivibili negli allevamenti intensivi anche italiani. Relegati in capannoni sovraffollati, i polli vivono in uno spazio vitale grande come una scatola di scarpe, trascorrendo il 75% del loro tempo immobili a terra appollaiati sui propri escrementi.
Vengono esposti forzatamente alla luce artificiale fino a 23 ore al giorno: questo altera il loro normale ciclo giorno-notte, spingendoli a mangiare di più e a crescere più in fretta.
In queste condizioni, i polli raggiungono il peso di 3 kg in meno di due mesi e sono pronti per essere macellati. L’obiettivo primario dell’allevamento intensivo è ridurre i tempi e i costi di produzione, accelerando al massimo la crescita degli animali, a danno della loro salute.
Dermatiti, zoppie, rotture delle zampe, infezioni, asciti, collassi cardiaci, sofferenze e altre gravi malattie sono la realtà quotidiana di questi allevamenti.

Veri e propri lager, nei quali i polli sono considerati prodotti e non esseri viventi che soffrono e si ammalano.
Le crisi sanitarie negli allevamenti intensivi sono ricorrenti, come testimonia l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’influenza aviaria: malattia che ha determinato solo in Italia la morte di decine di milioni di polli e nell’est asiatico ha assunto forme trasmissibili all’uomo e provocato la morte di decine di persone. Ma non c’è solo l’influenza aviaria.
L’elevata densità e un’esasperata selezione genetica, tesa ad accelerare la crescita e a sviluppare il petto (parte più richiesta dai consumatori), provocano altre gravi patologie.
Le ossa non riescono a crescere alla stessa velocità dei muscoli:
a 2 settimane di vita il pollo fa fatica a muoversi.
a 30 giorni sono frequenti le rotture delle zampe.
Sono inoltre diffuse dermatiti, infezioni ed asciti.
La cura di queste malattie richiede l’uso farmaci e vaccini, ma specialmente di antibiotici, somministrati collettivamente a tutti gli animali, anche a quelli sani.
Alcuni farmaci antibiotici sono utilizzati per gonfiare i muscoli di acqua, ottenendo carni più tenere.
Queste sostanze possono rimanere come residui nelle carni e costituire un rischio per la salute umana.
I polli degli allevamenti intensivi sono stravolti geneticamente, trasformati in macchine da carne, solo per ragioni economiche.
Tratto da www.infolav.org

Commento NdR: la colpa delle malattie degli animali, principalmente va data ai danni dei Vaccini che gli animali subiscono obbligatoriamente + siccome si indeboliscono immunitariamente, le malattie avanzano sempre piu’ ed i farmaci utilizzati per tentare di debellare le malattie insorte, finiscono per danneggiare-intossicare ancora di piu’, mantenendo cronicamente malati gli animali.

COMUNICATO STAMPA
FEBBRE SUINA: “E’ una PATOLOGIA da MALTRATTAMENTO”, AFFERMA il CENTRO INTERNAZIONALE di ECOLOGIA della NUTRIZIONE. UNICA SOLUZIONE: DIMINUIRE i CONSUMI di CARNE, per DIMINUIRE l’AFFOLLAMENTO degli ALLEVAMENTI INTENSIVI – 3 maggio 2009

L’attuale epidemia a rischio pandemia causata dalla “febbre suina”, che la si voglia chiamare “nuova influenza” o altro, fa parte delle “patologie da maltrattamento”, come vengono definite dal NEIC, il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, in quanto si tratta di una malattia dovuta ai metodi usati negli allevamenti industriali, che hanno come scopo solo l’altissimo livello produttivo e il profitto ed ignorano il benessere degli animali.

Secondo la FAO, la causa di questi problemi è la sempre maggiore commercializzazione e intensificazione degli allevamenti. Le condizioni di affollamento e scarsa igiene degli allevamenti intensivi e la mancanza di pratiche adeguate per lo smaltimento delle deiezioni causano malattie negli animali, e ne facilitano la rapida diffusione. [1]

Negli ultimi vent’anni sono state varie le epidemie a livello nazionale e internazionale, tutte nate negli allevamenti industriali e tutte a rischio di pandemia. Ci sono già stati focolai di febbre suina in Asia e in Europa, influenza aviaria in Asia, Europa e in tutto il mondo, la Sars, epidemie di BSE e di Foot and mouth disease, tutte hanno avuto ampia pubblicità e creato ansia e paura nei consumatori. In tutti questi casi, un numero enorme di animali è stato macellato – nella maggior parte dei casi in modo cruento.

I mercati del bestiame sono un ambiente perfetto per la diffusione delle epidemie. Animali che spesso sono già stressati ed esausti per il lungo viaggio, si ritrovano a dover affrontare condizioni disagevoli e un trattamento crudele. Questo abbassa ancora di più la loro già minima resistenza alle infezioni.

Anche in questo caso, “l’influenza e’ strettamente correlata alla densita’ dei maiali allevati” afferma un ricercatore appartenente ad una Commissione europea di studio sulla situazione in Europa. La rapida intensificazione nell’allevamento dei suini in Europa è stata descritta su Science come “una ricetta per il disastro.” [2]. La direzione della Commissione Europea per l’Agricoltura avverte che “la concentrazione della produzione ha dato luogo ad un crescente rischio di epidemie di malattie.” [3]

La situazione è quindi di rischio quotidiano, in tutto il mondo, e la soluzione possibile non è che una: diminuire il numero di animali allevati, e quindi diminuire i consumi. Ben lungi dal “rassicurare” i cittadini dicendo loro che possono tranquillamente continuare a mangiarsi prosciutti e salami, bisognerebbe invece dir loro che la responsabilità di questo stato di cose è l’abnorme aumento dei consumi di carne (di ogni specie) di questi ultimi decenni. E’ impossibile continuare con questi livelli di consumi e allo stesso tempo chiedere “sicurezza” sanitaria. Non ci sono controlli che tengano, regole e leggi da applicare: se non si diminuisce la produzione e quindi il numero di animali allevati nulla potrà cambiare, nulla si potrà risolvere, qualsiasi legge o accordo internazionale sarà solo di forma, vuoto di sostanza.

La responsabilità, oltre che delle istituzioni, è di ciascuno di noi. I consumi di carne vanno diminuiti, in modo drastico, da subito, se vogliamo arginare i pericoli sanitari, oltre che quelli ambientali.

Fonti:
[1] Nierenberg D., Factory Farming in the Developing World, World Watch May/June 2003
[2] Webster RG and Hulse DJ. 2004. Microbial adaptation and change: avian influenza. Revue Scientifique et Technique 23(2):453-65
[3] USDA. 2009. Chickens and Eggs 2008 Summary.
http://usda.mannlib.cornell.edu/usda/curre…-02-26-2009.pdf

Comunicato di: NEIC – Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizion

ALLEVAMENTO INTENSIVO di CONIGLI: MANGIMI INDUSTRIALI producono MALATTIE
Le mie analisi batteriologiche sui conigli
Premetto che, a causa del tempo trascorso dai fatti narrati, qualche particolare riferito potrebbe non essere assolutamente preciso, rimane tuttavia esatto il senso generale del discorso e la congruità dei risultati delle ricerche da me intraprese.
Quello che ho fatto, trasgredendo tutte le buone norme dei dottori che mi trattarono con disprezzo allorquando presentavo loro i risultati delle mie osservazioni, perche’ non ero laureato, mi è servito a farmi un quadro completo ed esaustivo della situazione presente in un allevamento intensivo di conigli.

Tutto cominciò un giorno dell’anno 1985 in un periodo di fine estate nel quale avevamo, malgrado le cure prestate premurosamente, una mortalità piuttosto alta di 20-30 soggetti al giorno e decidemmo di portare i conigli ad un istituto zooprofilattico per diagnosi e per la preparazione di un vaccino spento contro i microbi specifici che fossero stati rinvenuti, vaccino che dava di solito dei buoni risultati nella contenzione della mortalità perche’ stimolava efficacemente il sistema immunitario dei conigli. Passarono venti giorni e nessuno si fece vivo. Telefonai e mi venne la risposta che il nostri prelievi erano stati smarriti!!!. Nemmeno ci avvertivano del fatto se non telefonavo personalmente.
Mi sono incazzato in modo assoluto con quelle persone inette e decisi che comunque bisognava fare qualcosa.

Per vie traverse, visto che la mortalità in allevamento non veniva meno, anzi aumentava in modo esponenziale, venni a conoscere, tramite un veterinario privato, un tecnico di laboratorio che conduceva analisi batteriologiche nel campo dell’Humana.
Fu molto gentile e parlando della latitanza degli istituti, non si stupì e si disse disposto ad aiutarci. Esposto il problema dell’allevamento mi fornì subito materiale e istruzioni per fare prelievi che poi avrebbe analizzato in laboratorio per nostro conto. Nel frattempo io avevo cominciato in proprio ad eseguire osservazioni al microscopio su strisci di sangue di conigli e, pur non disponendo ancora di alcuna colorazione, avevo il sospetto che quel sangue non fosse pulito.
Il microscopio che ebbi in prestito dalla cantina di un amico era un provvidenziale Koristka del 1912, apparecchio un po’ obsoleto con illuminazione a specchio, ma dotato anche di obbiettivo ad immersione di 1500X che in seguito con le colorazioni dei vetrini e una bella ripulita mi avrebbe permesso interessanti osservazioni.

Le prime analisi svolte dal tecnico sui prelievi che gli avevo portato (tamponi nasali ed oculari), permisero di diagnosticare che la forma di corriza dei conigli non era dovuta a Pasteurella Multocida, come ci avevano dato a bere per anni, ma piuttosto ad un germe naturalmente antibiotico resistente lo Peudomonas spp. del quale furono isolati due ceppi. Il tecnico disse subito che era un germe tipico delle micidiali infezioni ospedaliere e fece subito l’antibiogramma.
Vennero poi isolati degli stafilococchi da alcune lesioni purulente delle zampe ed altra robetta che non sto qui a dire. Nel pelo trovammo riscontro per infezioni micotiche da Mucor spp. e Cunnighamella, il primo è micete saprofita che può causare infezione solo in soggetti fortemente immunodepressi. Il tecnico, poi mi insegnò come lavorare a casa mia e mi diede tutti i terreni di coltura, selettivi e non, le istruzioni dettagliate, gli strumenti necessari per proseguire lo studio personalmente e giungere eventualmente alla fabbricazione del tanto agognato quanto necessario vaccino stabulogeno che gli enti pubblici in quel periodo ci negavano in ogni modo. Ma non avevo nemmeno una pallida idea di cosa avrei trovato nei conigli, cosa che sto ancora finendo di metabolizzare in questi anni.

Con i materiali e le tecniche che mi vennero insegnate, ecco che la cucina di casa mia alla sera diventava un vero laboratorio di microbiologia e microscopia e ciò durò all’incirca un anno. Le colture e gli isolamenti venivano tenuti in una incubatrice ad irraggiamento per uova di gallina tarata a 37°C. , la vetreria e gli attrezzi lavati e poi sterilizzati in pentola a pressione, i trapianti dei germi isolati erano eseguiti in mezzo a 4 fornelli accesi che garantivano la sterilità dell’aria durante l’operazione al pari di una cappa sterile. Mi dotai di colorante di Giemsa, olio di cedro ed imparai a fissare gli strisci al calore ed anche con l’alcool che garantiva la miglior riuscita degli stessi. Per quello che non sapevo telefonavo a questo signor A… che mi ragguagliava semplicemente, senza fare il sacerdote della scienza, e qui lo voglio ringraziare pubblicamente.

Dicevo che il sangue dei conigli era la prima cosa che istintivamente fui portato ad osservare ed a controllare. Dalle osservazioni microscopiche fissate ad alcool e colorate con May Grunwald-Giemsa (Eosina-Blu di metilene), vennero i primi riscontri ai miei sospetti.

Si potevano notare, usando il massimo ingrandimento ad immersione, che vi erano delle cellule bianche del sangue, leucociti, che presentavano adesi elementi pleomorfi riconducibili a batteri, anche se le loro dimensioni erano al limite della visibilità, inferiori a 0,25 micron, con quel vecchio arnese potei appena distinguere che sui globuli bianchi dei conigli c’erano dei diplobacilli dei cocchi e dei diplococchi. Probabilmente vi era anche qualche forma libera, ma non potei esserne certo data l’estrema piccolezza dei germi. Riferita la cosa al Sig. A… mi disse di procedere immediatamente ad una emocultura e mi diede tre flaconi appositi contenti un terreno di coltura liquido ed uno solido ed una atmosfera rarefatta.
Vennero eseguite tre emoculture con prelievi di sangue cardiaco da tre soggetti in diverso stato di salute e inoculati nei flaconi vennero incubati a 37° C. per molte ore. Dopodiche’ i flaconi vennero osservati e tutti e tre presentavano poche piccole colonie biancastre sulla fase solida del terreno che stava sul fondo del flacone e che crescevano con molta difficoltà. In due flaconi, all’agitazione, si notava anche qualche bolla di gas svilupparsi per un attimo nella fase liquida.
Ognuna delle colonie venne diluita alquanto in brodo sterile, trapiantata con ansa sterile su agar sangue in scatola Petri e ne venne isolata un’abbondanza di Staphylococco con fortissime proprietà emolitiche in grado di emolizzare completamente un scatola agar sangue nel giro di 12 ore! I nostri conigli soffrivano di una bella setticemia strisciante da parte di uno dei peggiori germi che le infezioni ospedaliere ben conoscono. E siamo a due: Pseudomonas spp. nel naso e negli occhi e Stafilococco Aureo alfa emolitico nel sangue !
Altro che Pasterurelle e Bordetelle. Queste erano tutte balle probabilmente a copertura di analisi che non venivano nemmeno eseguite! Qualcuno si curava di filtrare il moscerino ma poi ignorava il cammello!

Vennero eseguiti diversi test su agar sale+mannitolo, su terreni con 12 antibiotici diversi presenti contemporaneamente (anche lì, da non credere, crebbe qualcosa sebbene stentatamente, un cocco di forma ovalare) ed infine con un test rapido specifico di agglutinazione ed antibiogrammi vari che confermarono che trattavasi di uno staffilococco aggressivo in grado di sviluppare antibiotico resistenza e sebbene in vitro appariva inibito inizialmente da diversi antibiotici, poi, in tempi successivi, ricresceva allegramente anche nella zona di precedente inibizione dimostrando di sapersi adattare benissimo a quasi tutti!

Ma le sorprese non erano finite, quando feci presente ad A… che vi era stato anche uno sviluppo, seppur lieve, di gas nel flacone e che lo stafilococco non produce gas, (mi ero documentato nel frattempo), non diede peso alla cosa. Io però in privato decisi di osservare anche la fase liquida del terreno di emocultura, pensando alla presenza di qualche battere tossigeno anaerobico del genere Clostridium. Nella fase liquida infatti rinvenni la presenza sporadica di alcuni diplobacilli che trapiantai su agar sangue e che mi diedero delle colonie di aspetto vetroso o ceroso e crescita rapida, fortemente emolitiche.
All’osservazione microscopica questi bacilli trapiantati si presentavano come lunghe catene parallele di bacilli (tipo filza di salamelle) colorantesi in blu-viola scuro con Giemsa quindi probabilmente gram positivi, a volte capsulati. Erano spiccatamente emolitici. Con l’invecchiare della colonia i bacilli si allungavano sempre più individualmente fino a lunghezze di diversi micron (10-12) e tendevano ad assumere caratteri tintoriali sempre più eosinofili colorandosi in rosa e presentando molte zone incolori tanto più erano vecchi. Portati ad A…, disse con un semplice esame microscopico che potevano essere quasi certamente delle Esclerichia Coli, enterobatteri gram negativi. A… non diede grande peso alla cosa dicendo che era lo staffilococco il germe da combattere prima di tutti, ma la cosa non mi convinse del tutto perche’ anche E. coli, mi pare, non produce gas a detta dei libri. Li tenni perciò in osservazione alcuni mesi, trapiantandoli ed isolandone altri ceppi, nel frattempo si fecero diverse brodo culture in terreno liquido soia triptosio dei ceppi patogeni isolati dal sangue e giunte a maturità, furono inattivate con formalina fino ad una concentrazione finale del 0,5% secondo come era riportato su un vecchio manuale di coniglicoltura. Il nostro primo vaccino stabulogeno spento era pronto! Conteneva una parte di brodo cultura di Pseudomonas spp., due di Staffilococco aureo (due ceppi assai emolitici) e una parte di quello strano bastoncello classificato provvisoriamente come E.Coli il tutto inattivato grazie alla formaldeide. Venne iniettato, dopo attento controllo di sterilità, nella dose di 0,5 cc sottocute ai conigli riproduttori per due volte a distanza di 15 gg. e diede dei risultati discreti sia sulla mortalità degli stessi che, a distanza di 25 giorni, anche sulla fertilità e sulla sanità e la dimensione dei piccoli nascituri. Il vaccino inoltre era molto ben tollerato dagli animali e sortì migliori risultati di tutte le cure antibiotiche prestate anzitempo. Il risultato era incoraggiante ma non ancora eccellente e decisi di proseguire le analisi. Eravamo comunque usciti da una situazione di mortalità che le cure coi medicamenti ulteriori, suggerite dal veterinario, non riuscivano a migliorare in nessun modo. Fu proprio lui, vista la situazione, a consigliarci il vaccino.

Casualmente mi capitò un giorno di osservare al microscopio uno striscio ottenuto da una fialetta di Enterogermina, il noto fermento lattico per os che conteneva 1 miliardo di spore di Bacillus Subtilis. La colorazione con Giemsa riusciva solo a delineare in rosa debole i contorni delle spore (che richiedono un colorante specifico per la loro colorazione), permettendo tuttavia di evidenziarne la forma caratteristica. Ora sapevo come erano fatte le spore dei Bacillus !

Fu dopo qualche mese, mentre mi accingevo ad osservare ancora una colonia vecchia di quello che chiamavo oramai il Bacillone misterioso, date le notevoli dimensioni che poteva assumere ed alcune somiglianze morfologiche al Bacillus Antracis (il Carbonchio) e che era stato classificato come E. coli da A…, che ebbi la visione fulminante. I bacilli con il passare dell’età, dopo essersi allungati parevano concentrare tutta la loro sostanza interna agli estremi del bastoncello, dove si coloravano intensamente in viola blu in una zona circolare all’interno della membrana mentre al centro rimanevano sbiaditi o anche incolori e parevano formare molti vacuoli assumendo a volte un aspetto come butterato “a gruviera”.
Un colonia vecchia di 15 giorni mi diede l’illuminazione finale! All’osservazione successiva quei bacilli non c’erano quasi più ma al loro posto stavano numerosissime spore ovoidali simili, anche se di maggior dimensione, a quelle di Bacillus Subtilis, l’Entrogermina che avevo precedentemente osservato. Il concentramento della sostanza colorabile del bacillo nei suoi poli era dunque il preludio alla morte dello stesso ed alla formazione delle endospore ! Infine, la parte cellulare del bastoncello si disintegrava e rimanevano solo due spore tondeggianti formatesi ai suoi estremi.
Confrontando l’aspetto morfologico delle colonie e delle spore, i sintomi riscontrati nei conigli (cancrene o asciti gassose in mammelle con mastite necrotica), la antibiotico-resistenza netta alla penicillina che presentava, venne immediata la diagnosi: Non si trattava di Esclerichia Coli, un enterobattere asporigeno, ma di un Bacillus e precisamente di Bacillus Cereus spp., tossigeno, penicillino-resistente, emolitico, assai volubile ed adattabile a diverse condizioni.
Nel flacone di emocultura cresceva molto stentatamente da far quasi dubitare che fosse presente, mentre in piastra e in ambiente aerobico, dopo un piccolo periodo di crisi iniziale, prendeva a crescere rapidamente ed abbondantemente assumendo la forma classica del battere bastoncellare a catena. Noi sapevamo bene che tale batterio, parente povero del carbonchio, poteva produrre fenomeni tossici enterici, ma mai ci saremmo aspettati di vederlo circolare nel sangue dei conigli seppure in forma criptica e molto sacrificata da renderlo quasi irriconoscibile ed essere presente nei tessuti malati insieme allo staffilococco (visibili facendo semplici strisci coi tessuti cancrenosi). Venni poi a sapere, solo dopo alcuni anni, che anche questo batterio crea a volte grossi guai negli ospedali causa la sua antibiotico resistenza naturale e la formazione di spore che ne rende difficile la sterilizzazione. In ambienti particolari, sotto pressione antibiotica e con organismi immunodepressi, Bacillus Cereus parrebbe assumere una particolare forma di virulenza e di strategia d’attacco che ne rende quasi impossibile l’eradicazione permanendo quelle condizioni. E siamo a tre !
La sua presenza venne in seguito riscontrata in abbondanza anche nel mangime e nelle farine di erba medica disidratata, perche’ in effetti tale germe è presente in natura in quantità; quello che non era assolutamente normale era la sua presenza nel sangue dei conigli! Esami ripetuti a iosa hanno escluso che potesse trattarsi di una contaminazione esterna durante il prelievo e in più c’erano le osservazioni microscopiche dirette sul sangue.
Compresi che quei due batteri presenti nel sangue, insieme, creavano una forza d’attacco invincibile in un allevamento come il nostro, ma non ero ancora completamente edotto riguardo ai drogaggi antibiotici multipli presenti nel mangime quasi costantemente che generavano quella situazione perniciosa e, allo stesso tempo, ne garantivano l’equilibrio seppure con qualche pesante, periodica defiance.

Alla fine, dopo molte meditazioni e senza mai aver ottenuto un consiglio valido, un insegnamento, un’ammissione qualsiasi dai Professori del ramo e nemmeno dai libri, che parevano ignorare totalmente l’esistenza di un siffatto gravissimo problema o lo presentavano malissimo, sotto una luce impropria e fuorviante, ho compreso che il mangime, quando entra in un allevamento prende il suo controllo totale e che esisteva tutto un muro di omertà o negligenza nella “scienza” che gravita attorno ad allevamenti come il nostro, probabilmente a garanzia di molti affari puliti o meno puliti. In anni di osservazioni ho poi potuto verificare che molte parti del processo metabolico di nutrizione, accrescimento, riproduzione e immunoresistenza alle malattie, nei conigli, erano stati deliberatamente cancellati a nostra insaputa e sostituiti da altri “percorsi” artificiosi, da un altro percorso metabolico-nutritivo, da un altro sistema di difesa biologica portati dal maledetto mangime per avere una produttività certo elevata, ma un generale scadimento della qualità delle carni e del valore intrinseco dell’animale.
Vedemmo chiaramente in più occasioni che le fattrici trasmettevano già dalla placenta ai loro piccoli sangue con germi occulti presenti e la relativa immunotolleranza che generava spesso setticemie, polmoniti, fulminanti, necrosi di tessuti invasi dai batteri del sangue senza che i conigli potessero a volte opporre alcun tipo di reazione infiammatoria, e se questa si verificava allora erano ascessi che si formavano invece delle cancrene.
Si era instaurato una sorta di rapporto pernicioso fra germe ed animale con relativo potenziamento del primo ed annichilimento del secondo, fra spinta nutritiva del mangime, qualità delle materie prime ed antibiotici presenti nel quale anche l’animale malato cioè portatore dei germi nel sangue, poteva magari non giungere a sviluppare la malattia, ma l’avrebbe trasmessa ai figli come un ineluttabile maledizione che prima o poi avrebbe sortito il suo effetto mortale o debilitante.
La dimensione di estrema piccolezza dei germi rinvenuti sui leucociti, a differenza delle loro normali dimensioni in coltura, lasciava intuire che erano confinati ad una vita minima, criptica da una pressione antibiotica ed anticorpale, ma che, seppur lentissimamente ed impercettibilmente, contribuivano ad intossicare ed indebolire inesorabilmente l’animale poco a poco dall’interno, per poterlo poi aggredire meglio sfinendolo fino alla morte non appena si fosse verificato un qualche tipo di squilibrio o stress (parto, svezzamento, cambiamento climatico repentino ecc.)
Ovviamente non tutti gli animali erano suscettibili a ciò nella stessa misura, alcuni resistevano di più, altri di meno, altri niente, ma è normale in queste situazioni, i campi di concentramento ce l’hanno insegnato bene.
L’ altro aspetto negativo era che con questo cavallo di Troia in allevamento era molto facile per le ditte mangimistiche (le sole che ben sapevano come si svolgeva tutta la faccenda) determinare l’entità della tua produzione.
Prima ti facevano nascere moltissimi animali che poi tu mantenevi consumando grandi quantità di mangime, poi, magari perche’ c’era la crisi di mercato del “vivo”, te ne facevano morire la metà, variando semplicemente qualcosa sul computer della fabbrica che regolava selettivamente le miscelazioni del mangime partita per partita (Ordinavamo il mangime circa ogni 10 giorni).
A noi così restavano sovente pochi introiti, i conigli morti da smaltire a nostre spese e molti conti da pagare per il mangime consumato.

In Italia, troppo spesso, il malato produce più del sano !
Noi lavoravamo per pagare il mangimifici, le tasse, le medicine, le attrezzature, i veterinari, i macellatori ecc. ecc.! Poi quello che avanzava, forse, poteva essere il nostro misero tornaconto!
Alcune ditte mangimistiche, dopo avere così mal ridotto gli animali e gli allevatori, proponevano la “convenzione”, ultimo atto per rendere completamente schiavi animali ed uomini ai loro interessi. In quel periodo difficile un conigli cultore si suicidò insieme a suo figlio per i debiti che non poteva pagare !
Questo mi ricordo bene le cronache. Coloro che ebbero la sventura di accettare le convenzioni, se ne trovarono 2 volte pentiti e chiusero l’attività prima di noi con tanti debiti in sospeso, altri vendettero le aziende per una pipa di tabacco proprio alle ditte che li avevano rovinati.
Anche questa è un’analisi che vista a posteriori mi convince sempre più di essere fondata. Ho visto per anni la vita animale avvilita senza che quasi ce ne accorgessimo ed anche noi abbiamo subito in stessa misura, dato che l’allevatore, se è tale veramente, vive e soffre insieme ai suoi animali.
Spero che lo scritto serva da lezione ad altri perche’ non cadano nella stessa trappola.

By Claudio della Valle – Tratto da: http://conigliopoli.wordpress.com

Ti sei mai chiesto cosa metti nello stomaco quando mangi un pollo ?
No, questo articolo non parla dell’”influenza aviaria”. Meno male. Ma dà i fatti sul pollo che mangiamo.

Prima di mangiare un panino volete sapere cosa c’è dentro ? Suppongo che abbiate la stessa curiosità anche per il pollo. Solo per stomaci forti.
Per il linguaggio suggestivo, la lettura è sconsigliata ai minori di 14 anni.
Di Guglielmo Donadello, consulente aziendale zootecnico.

Tutti i polli che compriamo e mangiamo
in tutto il mondo, appartengono oramai ad un paio di razze ibride (denominate COBB 500, brevettate dalla Cobb Breeding Company), nate in laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio.

Il risultato di queste selezioni è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un pollo mangia un chilo e mezzo di mangime e ne “produce” uno di carne. Vive solo 35 giorni (non ha neanche il tempo per diventare pazzo). Questi polli denominati “galletti” quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili, e preparati a busto circa 1,2. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.

Come vengono allevati
Si chiama allevamento industriale integrato, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola, incubatoi delle uova, produzione dei pulcini,, macelli, industria di lavorazione, logistica e commercializzazione.

Nel nostro paese due aziende controllano oltre il 70% del mercato. Una è l’AIA del gruppo Veronesi e l’altra è del gruppo Amadori. L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 per metro quadro, cioè sino a 30 chili di “carne” a mq. (I regolamenti dell’Unione Europea per gli allevamenti biologici stabiliscono invece in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile).

Beccano tutto ciò che ha colore paglierino, giorno e notte, grazie all’illuminazione artificiale. Le temperature sono sempre elevate (anche a causa della luce e delle deiezioni, che vengono raccolte con una ruspa per la produzione della pollina, sottoprodotto usato come concime agricolo o combustibile (e fino a 10 anni fa come mangime per bovini da ingrasso).

Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro breve vita calpestando e dormendo sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi.

Ma per i virus – come si sa – non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che, come è noto, creano anticorpi che contrastano le manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono l’eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati, con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo.
A questo si aggiunge il rumore spaventoso provocato dal pigolare di 50.000 – 100.000 animali spaventati, tenuti in quelle condizioni. L’organismo del pollo, che è pur sempre un animale diurno, viene messo a dura prova: l’apparato digerente stressato, la sua capacità di resistenza agli agenti patogeni fortemente indebolita.

Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di biosicurezza, questi allevamenti sono delle vere e proprie bombe batteriologiche, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini come salmonelle e influenze; costose, come per il caso dell’ultima peste aviaria, costata alla sola regione veneta 110 miliardi di lire, e ben 500 allo stato.

Cosa mangiano
In regime naturale, i polli dovrebbero mangiare solo mais, soia e fibre, trasformando proteine vegetali in proteine nobili. Il tipo broiler, che rappresenta il 99% dei 520 milioni di polli e dei 22 milioni di tacchini che mangiamo ogni anno, mangia invece esclusivamente mangimi industriali, prodotti in larga misura da due o tre aziende.

Le formule di questi mangimi sono top secret; possono in questo modo metterci dentro di tutto e di più. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60/70%), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenica, perché costano meno.
Contrariamente alle normative per i bovini, i mangimi per pollame e tacchini possono contenere farine di carne e di pesce, pannelli di olio esausto, grassi di origine animale. La vicenda di due anni fa dei polli belgi alla diossina è dovuta a un “eccesso” di PCB ma, se si rientra nei limiti tollerati, è legale dare da mangiare ai polli anche oli esausti di motori.

Ma i risultati migliori si ottengono con le proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe e dalle piume ottenute dai loro simili morti in precedenza, oltre alle proteine animali acquistate dove costano meno (farine di sangue e di pesce).

Di queste proteine, ai polli ed ai tacchini ne vengono somministrate una quantità fino al 30% nel tacchino, un po’ meno per il pollo.

Cosa si ottiene
Si ottengono dei pulcinotti venduti come galletti o tacchini, con una carne senza gusto né qualità organolettiche, e di dubbia salubrità.

I polli così allevati, se li cucini due minuti di più letteralmente si sbriciolano, e se li lasci raffreddare rilasciano il classico odore di pesce con cui sono stati parzialmente allevati. Oggi la carne di pollo non viene offerta da nessun ristorante degno di questo nome. Viene data solo nelle mense delle fabbriche, delle scuole o per le tavole delle famiglie sotto i mille euro al mese.

Per i tacchini è ancora peggio: la carne è letteralmente immangiabile. Amadori la tritura, aggiunge un po’ di manzo e propone con la pubblicità i rotoloni di carne “per una buona domenica da passare in famiglia”. Questi rotoli sono fatti con la carne di tacchini con aggiunta di carne di manzo e – come si dice in gergo – con la giusta quantità di aromatizzanti.

Nessuno protegge i consumatori. I nostri 7000 veterinari pubblici, come da precise istruzioni, guardano, registrano, e alla fine non possono fare altro.”
Guglielmo Donadello, consulente aziendale settore zootecnico.
Fonte: www.disinformazione.it

Il mio commento è, come possiamo stupirci se mangiando certo “cibo” che non ha più niente di naturale, poi osserviamo la diffusione di malattie serie tra la popolazione ? Un Piero Angela direbbe che le molecole del pollo sono tutte lì, quindi dovrebbe fare comunque bene all’organismo. Il mio sospetto è che mangiare della buona segatura farebbe forse meno danni.

By Rinaldo Lampis – Tratto da: www.movimentoconsensus.org

Dai Vulcani e dalla Lava, carica di Silicio, si trae un ottimo concime per l’agricoltura; le piante (di qualsiasi tipo) divengono piu’ sane, cioe’ non vengono facilmente attaccate dalle malattie, sono piu’ belle, ed i loro frutti piu’ odorosi e saporiti ! questo e’ cio’ che la natura ha messo a ns disposizione e che le multinazionali della chimica e dei farmaci e vaccini, hanno nascosto per vendere i loro veleni pericolosi per l’uomo, il regno animale e quello vegetale.

Molti allevatori stanno iniziando ad alimentare i loro animali con questi vegetali coltivati con questi concimi naturali, ed hanno dimostrato che i loro animali sono molto piu’ sani (non utilizzano farmaci nei loro allevamenti), piu’ vivaci e piu’ belli ed a minore tenore di grassi nell’organismo ( -4%).

MACELLAZIONE RITUALE degli ANIMALI e SALUTE
Il progetto DIALREL – http://www.dialrel.eu – segue gli aspetti etici e igienico-sanitari della macellazione rituale.
La macellazione religiosa rappresenta da sempre una questione controversa intorno alla quale si dibattono problemi legati al benessere animale, alle diverse tradizioni culturali e ai diritti umani. In Europa (EU) esistono notevoli differenze per quanto riguarda il tipo di pratiche permesse e in uso. La legislazione in merito alla macellazione religiosa è, a questo proposito, piuttosto confusa. Da sottolineare, inoltre, il crescente interesse su questo tema da parte dei consumatori.

La vergognosa macellazione rituale
Non devono esistere tradizioni, culture, religioni, riti o quant’altro che non prevedano il rispetto degli animali – 15-01-2005 – Fonte: Marcello Paolocci
Tratto da: www.promiseland.it

Per macellazione rituale si intende quel particolare tipo di macellazione secondo i riti islamico ed ebraico, che richiedono, tra l’altro, l’uccisione dell’animale tramite iugulazione senza preventivo stordimento. In Italia, oggi, questa possibilità viene recepita tramite il Decreto 333/98 che detta le norme relative al trattamento degli animali prima e durante la macellazione: ci sono alcuni casi, come ad esempio appunto la macellazione rituale, in cui è concessa la possibilità di non stordire l’animale prima di ucciderlo, come invece dovrebbe avvenire a norma di legge in tutti i casi di macellazione industriale.

Se da una parte la commistione di etnie e culture diverse che si sta verificando in questi anni in Italia è certamente una cosa che arricchisce sotto diversi punti di vista, non si può accettare che in nome di una diversità culturale si introducano in Italia delle pratiche tradizionali che provocano la sofferenza degli animali destinati alla macellazione.
Così come per alcune pratiche tradizionali straniere, come l’infibulazione o la poligamia, che la morale e l’etica corrente ne impediscono la diffusione nel nostro paese, così deve essere per la macellazione rituale.

E’ bene ricordare che i diritti degli animali devono essere validi in tutti i paesi del mondo e in particolar modo il loro diritto alla non sofferenza va difeso dappertutto. Non devono esistere tradizioni, culture, religioni, riti o quant’altro che non prevedano il rispetto degli animali.

Commento (NdR):
E’ evidente che questo articolo e’ stato preparato da una persona poco competente !

1. Nella nostra legislazione esiste una deroga all’obbligo di stordimento dell’animale (decreto n. 333/98) che stabilisce che “lo stordimento dell’animale prima della macellazione o l’abbattimento istantaneo non si applicano alle macellazioni che avvengono secondo i riti religiosi”.
In particolare il decreto n. 168 del 1980 già autorizzava la macellazione senza preventivo stordimento a condizione che venissero “adottate tutte le precauzioni atte ad evitare il più possibile sofferenze ed ogni stato di eccitazione non necessario”.

2. Per il completo e totale rispetto dell’animale, NON bisogna ucciderlo per mangiarlo !
ma se ci si vuole cibare anche di carne e pesce occorre assolutamente seguire delle precise Leggi Naturali e di Salubrita’, che gli antichi ns. progenitori conoscevano e che il “moderno homus stupidus”, ha dimenticato a favore di un falso pietismo e farisaismo; per chiarezza dialettica e’ come dire che l’emotivita’ nelle ideologie provoca il fanatismo religioso, come anche nel caso di colui che ha scritto questo testo evidentemente dettato dall’emotivita’ nel quale la ragione viene ad essere completamente estromessa !!!

3. Chi parla come questo individuo, non conosce la realta’, non ha mai visto gli animali che vengono portati al macello….andateci per favore prima di parlare in quel modo; l’animale sa’ che lo stanno per uccidere, in un qualsiasi modo !! infatti lo “dice nella sua Lingua” con i suoi suoni…..e con la riottosita’ a farsi legare !

Il macello, dovrebbe in qualsiasi luogo esso sia, essere adibito con appositi luoghi adibiti a tale scopo e con norme igieniche appropriate a norma di legge.

4. La sgozzatura con lama affilatissima senza alcuna intaccatura, che taglia senza lacerare, e’ un tocca sana, per colui che mangia carne animale, per il fatto che l’animale elimina molto piu’ sangue che nella macellazione “ufficialmente protetta dalla legge” perche’ il cuore pompando anche nel momento della sgozzatura aiuta questa eliminazione, nel sangue dell’animale (come in quello umano) vi sono “registrate” come nei grassi, tutte le malattie dell’animale stesso e di quelle dei suoi antenati + l’alto tenore di adrenalina nel sangue dell’animale per la sua certa consapevolezza di essere ammazzato !; quindi eliminare dai tessuti e dagli organi piu’ sangue possibile DEVE essere prima funzione nella macellazione, per salvaguardare la salute di coloro che se ne cibano.

Se la sgozzatura dell’animale (sospeso a testa in giu’ oppure in piedi e poi la carcassa si posiziona in orizzontale), DEVE essere effettuata da un tecnico competente (in genere trattasi di un rabbino, per la shechità, che e’ proprio specializzato a compiere questo rito e/o di un medico veterinario per il rito halal), il cervello dell’animale NON recepisce il dolore per il fatto che e’ un’azione istantanea che recide non solo l’arteria principale, ma anche molti nervi che immettono nel cervello le informazioni dalle varie parti del corpo.

5. L’animale una volta deceduto, dopo qualche minuto (da 1 a 3 minuti a seconda della dimensione) viene rizzato a testa in giu’ per far defluire ancora meglio il sangue e successivamente viene aperto, le interiora vengono rimosse, e nel caso di una seria ed esperta macelleria, queste NON vengono utilizzate per l’alimentazione umana. Poi si procede alla sezionatura delle varie parti.

La macellazione (shechità) e la preparazione delle carni secondo il rito ebraico, che si chiama kasher, aggiunge anche la salatura della carne in una tinozza di acqua, lasciando tutta la notte in ammollo, questo per eliminare il residuo di sangue che e’ rimasto nel muscolo.
Gli antichi inoltre effettuavano (dialetticamente) un ringraziamento all’animale che dava la sua vita per l’uomo. Non credo che nei macelli cristiani e non, cio’ venga effettuato…..

6. SOLO cosi’ si dovrebbe agire anche per salvaguardare la salute di coloro che si cibano delle carni animali e non sono vegetariani.
Il resto sono solo chiacchiere senza senso e senza logica ne’ ragione, ma con tanta emotività !

Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

LA TOSSICITA’ NEL PESCE, NEI SURGELATI E CONGELATI IN GENERE

Mercurio nel pesce anche in Italia
Appello dei Gruppo Zero Mercury alle Nazioni unite per sollecitare un intervento internazionale su una grave emergenza sanitaria. In Italia occhi puntati sul pesce spada…”La consistente presenza a livello mondiale di metilmercurio nel pesce richiede una risposta significativa da parte dei governi e delle Nazioni Unite”. Così recita l’appello del gruppo Zero Mercury, presentato alle Nazioni Unite che la prossima settimana si riuniranno a Nairobi per discutere lo sviluppo di un trattato vincolante sul mercurio. Secondo il rapporto ” Mercurio nei pesci: un’emergenza sanitaria a livello globale” pubblicato dal gruppo di lavoro, il rischio è più alto per le popolazioni il cui consumo di pesce pro capite è elevato e nelle aree dove l’inquinamento ha aumentato il contenuto standard di mercurio in questo alimento. Ma i pericoli del metilmercurio riguardano anche i luoghi dove c’è un minore consumo ittico e i livelli medi di mercurio accumulato nei pesci sono relativamente bassi.
Il monitoraggio condotto ha evidenziato che la situazione più grave è in India, dove c’è una media pro capite di assunzione di pesce molto alta e livelli di mercurio nel pesce disponibile localmente elevati (25 delle 56 varietà analizzate contengono più di 0,5 mg/kg di mercurio, limite massimo consentito dagli standard internazionali). Non è migliore la situazione nelle Filippine, né in sei Paesi europei esaminati.In Italia su 26 campioni analizzati solo in Europa, il pesce spada fresco pescato nel canale di Sicilia ha presentato i livelli di concentrazione di mercurio più elevati 1,6 mg/Kg e il tonno sempre proveniente dal canale di Sicilia ha superato, anche se di poco, il limite massimo consentito dagli standards internazionali di 0.5 mg/Kg.
“La contaminazione di pesci e mammiferi è una preoccupazione globale per la salute pubblica – ha dichiarato Michale Bender, co-autore del report e membro del Zero Mercury Workin Group -. Il nostro studio su pesci prelevati da diverse località del mondo ha mostrato che livelli di esposizione al metilmercurio accettati sono stati superati, spesso ampiamente, in ogni Paese e area interessati dall’indagine”.Di Zero Mercury fa parte anche Legambiente, che chiede di riconvertire entro il 2010 gli impianti clorosoda esistenti, una delle principali fonti di inquinamento da mercurio. “Nel nostro Paese dove sono presenti ben 4 siti chimici che utilizzano tale tecnologia inquinante ed obsoleta – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – E’ fondamentale, pertanto, che la Commissione Aia del Ministero dell’Ambiente vincoli il rilascio delle nuove autorizzazioni alla riconversione alla tecnologia a membrana entro il 2010 e, nello stesso tempo, si intervenga presto con le bonifiche dell’inquinamento pregresso, causato da decenni di attività di questi impianti. Proprio per questo Legambiente chiede al Ministero di velocizzare gli interventi che devono essere ancora attuati da molte aziende”.